domenica 14 maggio 2017

LE MAMME RIBELLI NON HANNO PAURA, GIADA SUNDAS. Review party & giveaway.

BUONGIORNO, ANGELI. OGGI, IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MAMMA, SIAMO LIETE DI PARTECIPARE AL REVIEW PARTY ORGANIZZATO PER L'USCITA DEL ROMANZO DI GIADA SUNDAS, LE MAMME RIBELLI NON HANNO PAURA, EDITO GARZANTI. PER FESTEGGIARE TUTTE LE MAMME DEL MONDO VI LASCIAMO LE NOSTRE IMPRESSIONI SU QUESTO LIBRO E IN FONDO ALL'ARTICOLO TROVERETE UN GIVEAWAY CHE VI PERMETTERÀ DI VINCERE UNA COPIA CARTACEA DEL ROMANZO.
BUONA FESTA DELLA MAMMA A TUTTE! 



TITOLO: Le mamme ribelli non hanno paura

AUTORE: Giada Sundas

EDITORE: Garzanti

PAGINE: 201

PUBBLICAZIONE: 11 maggio 2017 

GENERE: Narrativa

PREZZO: € 9,99 ebook; € 16,40 cartaceo
Ci sono stati giorni in cui ho organizzato complicate attività ludico-pedagogiche, altri in cui ti ho convinta che passare l'aspirapolvere fosse il massimo dello spasso; ci sono stati giorni in cui ho organizzato una linea d'azione la sera prima, altri in cui ti ho tirato giù dal letto urlando, fatto fare colazione con gli avanzi di cibo trovati in macchina e ti ho lavato la faccia nella fontanella della scuola; ci sono stati giorni in cui ho preparato una complessa ricetta, ripagata con la totale indifferenza, altri in cui ho ricevuto i complimenti per i fusilli olio e parmigiano. 



Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro di sé, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra, e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. La ribellione di scegliere un calzino di un colore diverso dall’altro. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché solo non seguendo le regole si trova il coraggio di essere madri a proprio modo.



«Giada Sundas è una narratrice naturale, ha la rara capacità di farti passare dal riso al pianto in poche righe. Un libro che parla di quanto diventare responsabili per un’altra vita significhi diventare responsabili anche della nostra.»

Matteo Bussola, autore di «Notti in bianco, baci a colazione»

Concordo in pieno con quanto scritto da Matteo Bussola, Giada Sundas ha la straordinaria capacità di farti passare dal riso al pianto in poche righe, ha uno stile frizzante, ironico, diretto e mai banale e in più sa andare davvero a fondo, descrive le emozioni con poche parole che risultano sempre di grandissimo effetto. Era da tanto che non mi capitava di leggere un libro così. Ovviamente, il fatto che anch’io sia madre, mi ha permesso di entrare con maggiore facilità in sintonia con quanto veniva narrato, ma credo che questa sia una lettura che potrebbero godersi tutti, sia le donne senza figli che perfino gli uomini.
Giada è partita da un’idea originale: scrivere un diario della sua esperienza di madre per condividerla con la figlia. L’originalità sta nel fatto che la persona a cui si rivolge è una donna, non la bimba che le ha sconvolto la vita, nel bene e nel male. Il linguaggio adottato, infatti, è pratico, è quello di una ragazza di ventun anni, poco più che adolescente, il linguaggio con cui si potrebbe rivolgere a una sua coetanea. Non usa filtri, come invece farebbe qualunque altra madre che avesse a che fare con una bambina, parla della figlia con un’onestà, una schiettezza, una crudezza che poche altre si concedono il lusso di adottare. Perché, come dice lei stessa in più di un passaggio, la società ti impone delle regole di comportamento, dei ruoli entro cui muoverti e anche solo l’idea di varcare quei confini è inaccettabile, ti rende in automatico una “Cattiva madre”. Be’, Giada se ne frega. Non subito, questo è chiaro, perché comunque è una ragazza dal cuore d’oro che adora sua figlia (sebbene lei per prima, sconvolta dagli ormoni, arrivi a mettere in discussione questa realtà che tutti gli altri a parte lei vedono) e ha paura di sbagliare esattamente come qualunque altra madre. Ma col tempo, passo dopo passo, la sua personalità dirompente riemerge dal cumulo di dubbi, paure, pannolini, cacce e consigli inopportuni e non necessari che tutti le gettano addosso senza alcun riguardo.
Questo, anche se ammantato di ironia e buoni sentimenti, è un libro di denuncia. È un libro con cui una mamma parla senza alcun filtro dell’esperienza più difficile e sconvolgente che possa capitare a una donna.
Sei lì, con la pancia a mantovana, lo Schiaparelli in mezzo alle gambe e le areole del diametro di un trentatré giri e pensi “e mo’”? E mo’ ti arrangi. Ti arrangi perché ti avevano detto che sarebbe stato amore a prima vista, e invece piangi perché ‘sto amore incondizionato si sono dimenticati di dartelo. Ti arrangi perché ti avevano detto che allattare è la cosa più bella e naturale del mondo, e invece piangi perché a te sembra di intingere i capezzoli nel magma, ma soprattutto perché se ti siedi sull’orlo del Vesuvio le tette arrivano da sole a immergersi nel magma. Ti arrangi perché ti avevano detto che partorire naturalmente è doloroso, sì, ma è giusto quell’attimo lì, poi passa tutto, e invece piangi mentre sei seduta sul water a fare la pipì. Ti arrangi perché ti avevano detto che il tuo istinto di mammifero sarebbe intervenuto e avresti sempre saputo di cosa ha bisogno il tuo bambino, e invece piangi perché il tuo bambino piange e non sai come fare per farlo smettere.
(…)
Non mi sono mai sentita più smarrita e invisibile in vita mia come in quei quattro giorni di ricovero. Avevo la stanza piena di amici e parenti, ma loro non mi vedevano, io non esistevo più. Ero passata dall’essere amata e coccolata da tutti a essere un inutile contenitore vuoto. Ero la carta da regalo che avvolge un dono sotto l’albero di Natale: così meravigliosa e scintillante, pregna di fascino e mistero, guardata con brama mentre avvolge l’ignoto, ma insignificante e irrilevante, senza alcun valore, non appena il dono viene scartato.
Esatto. È proprio così. Sottoscrivo ogni singola parola. Le emozioni che Giada descrive nel libro sono le stesse di ogni neomamma. Solo che poche prima di lei avevano avuto il coraggio di metterlo nero su bianco, perché ammettere di avere paura di quell’esserino indifeso e piagnucolante, di avere paura di come la vita viene completamente stravolta dal suo arrivo, di avere paura di sbagliare tutto e di avere paura di confessare di voler tornare indietro NON STA BENE. Eppure è così.
Quantomeno, all’inizio. Il momento di panico iniziale, infatti, fortunatamente passa. Quando il bimbo inizia a interagire, è allora che il rapporto con la madre diventa speciale, è allora che diventa esclusivo, ripagandola così di tutto lo sconvolgimento iniziale. Giada lo scopre quando la bimba le regala il primo sorriso. E dal quel momento, tutto cambia, tutto è più bello, più ricco, più intenso.
Di questo libro ho apprezzato tutto, lo stile senza fronzoli, schietto e irriverente, la profondità che si cela dietro ogni parola, la sensibilità e soprattutto l’ironia. Tuttavia, è la parte inziale, in cui la gravidanza è ancora in corso e Giada deve fare i conti per la prima volta con i disagi fisici causati dall’attesa, a essere la mia preferita. C’è un passaggio, in particolare, che mi ha fatto davvero morire dal ridere.
Ero in trappola. Non potevo andare in cucina senza vomitare, quindi non potevo spegnere il fornello né aprire le finestre o darmela a gambe. (…) Feci l’unica cosa che farebbe una qualsiasi donzella in pericolo: chiamai il mio cavaliere. In quel momento si trovava chissà dove al lavoro e lo interruppi perché venisse in mio soccorso. Tuuu. Tuuuuu.
“Rispondi, maledetto.”
“Tuuu. Pronto?”
“Ommioddiotipregoaiutamistomorendocorrisubito!”
“Che c’è? Che succede?”
“Sto facendo una torta, ma l’odore mi fa vomitare, ora sono intrappolata in corridoio e non riesco ad andare in cucina. Come faccio? Aiutami ti prego!”
“Ma sei fuori? Mi hai fatto cagare sotto!”
“Potrei non farcela, sulla mia lapide fai scrivere: “Peronaci infame per te solo teflon nel tegame”.”
“Tappati il naso, no?”
“…”
“Ohi, Giada?”
“Bravo, vedi che hai sempre una buona soluzione a tutto?”
“Ma perché, non ci avevi pensato?”
“Tisalutociao.”
Chiusi la conversazione, presi coraggio, una grossa boccata d’aria e mi lanciai in cucina, tolsi le mele dal fuoco e spalancai le finestre, poi scappai via. Operazione riuscita. La torta venne una vera merda. Sembrava uno sformato di pneumatici. La abbandonai sul tavolo sperando di abbassare le mie aspettative e rivalutarla qualche ora dopo. Trovai papà fermo davanti al tavolo con ancora la giacca addosso che la fissava senza emozioni.
“Cos’è ‘sta roba?”
“Una tarte tatin.”
“Tortatin?”
“No, si pronuncia tartatén.”
“Turtaten?”
“TAR-TA-TEN.”
“Trattaté”
“Lascia stare Moreno, tanto è pietosa.”
“Ma no dai, assaggiamola, non sembra malaccio.”
Ne tagliò una fetta e ne diede un piccolo morso valutativo. Io rimasi a guardarlo studiando la pragmatica della masticazione.
“Com’è?”
“Meglio di quella volta che mi hai messo il sale nel tè.”

Altro particolare che ho apprezzato moltissimo, è il modo in cui viene descritto Moreno e il rapporto fra lui e Giada. Il ragazzo ne esce alla grandissima, l’amore che lei prova verso di lui si coglie in ogni parola e diventa del tutto evidente nel momento in cui il compagno viene sostituito dal padre. È allora che arriva il meglio.
È nei momenti peggiori che si riconoscono le persone migliori, può sembrare una frase fatta, ma immagina un uomo che si innamora di una giovane donna nel fiore della sua bellezza. Una donna felice, che porta orgogliosa un corpo da ragazzina, appena sfociata nel regno dell’indipendenza e quindi satura di quella sicurezza da adulta anche se dentro ai pantaloni da adolescente, una donna bella, bella perché cammina per strada con il mondo in tasca, nel periodo più bello della sua vita, una donna che intimorisce, perché ha appuntati sul viso due occhi famelici e un sorriso generoso. Immagina questa donna cambiare sotto lo sguardo di quest’uomo, che l’ha amata per quello che era mentre adesso lei è la brutta copia di se stessa. È ingrassata, si è ingoffata, ha il viso stanco e due culle violacee abbracciano i suoi occhi, la sua pelle è imperfetta e porta vestiti comodi e sciatti. Agli occhi di quell’uomo, lei continua a essere ancora la meraviglia di cui si era innamorato, anzi, forse la ama ancora di più, come se tra gli occhi di lui e quelli di lei ci fosse un filtro.
Moreno è un uomo in gamba, generoso e attento ai bisogni della sua compagna. L’uomo che ogni neomamma vorrebbe al suo fianco ed esattamente il tipo di uomo che Giada si merita.










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7 commenti:

  1. Una recensione magnifica! Complimenti.

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  2. ah, una recensione come si deve! completa e piena di sfaccettature ;)
    grazie!
    Luigi Dinardo
    luigi8421@yahoo.it

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  3. Bellissima recensione e devo dire che il libro è fantastico!

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  4. Stupenda recensione, complimenti :D completa proprio come piace a me!

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  5. Mi è piaciuta molto la tua recensione e mi ha fatto piacere partecipare con tutte voi!
    E' stato divertente e commuovente al punto giusto.

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  6. bellissima recensione ..messo in lista ..non vedo l'ora di vedere come se la cava Moreno con le voglie , i cambi d'umore e gli scleri di Giada!!!
    partecipo molto volentieri …
    lettore fisso : patrizia gangi
    mail : patty_1986@hotmail.it
    ho risposto alla domanda del give sul blog diario di un sogno

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  7. Bellissima recensione,condivido in pieno il tuo pensiero su questo libro,anche se ancora non l'ho letto, ma leggendo le vostre recensioni mi sono fatta un'idea precisa! Apprezzo molto la schiettezza dell'autrice,il suo narrare senza censure le realtà a volte poco conosciute e taciute della gravidanza e del periodo dopo il parto.
    lauradomy@hotmail.it

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