mercoledì 8 febbraio 2017

LA CASA DELLE FOGLIE ROSSE, PAULLINA SIMONS. Recensione.


TITOLO: La casa delle foglie rosse

AUTORE: Paullina Simons

EDITORE: Harper Collins

PUBBLICAZIONE: 19 gennaio 2017

GENERE: Contemporary romance

PAGINE: 414

PREZZO: € 6,99 ebook; € 14,90 cartaceo

Conni, Albert e Jim sono inseparabili fin dal primo anno di università: vivono, studiano e giocano a basket insieme, legati da un'amicizia totalizzante che ruota intorno all'anima del loro gruppo, la bellissima Kristina Kim, ma che negli ultimi tempi inizia a dare segni di cedimento. Quando il corpo di Kristina viene trovato nudo e semisepolto dalla neve nei boschi che circondano il college, tocca a Spencer O'Malley far luce sulle circostanze poco chiare di una morte che lo turba profondamente, forse per via dell'istintiva affinità che ha provato nei confronti della vittima nel momento stesso in cui l'ha conosciuta, pochi giorni prima. Com'è possibile che nessuno di quegli amici così stretti abbia denunciato la sua scomparsa? O'Malley è sicuro che la chiave di tutto sia lì, nei rapporti intricati e per certi versi inquietanti tra i quattro ragazzi, e le sue domande insistenti portano alla luce una rete di segreti, gelosie, reticenze e mezze verità che vanno ricomposti pezzo per pezzo, come un puzzle misterioso e complesso in cui ogni rivelazione è più scioccante della precedente.



Un romanzo claustrofobico e inquietante, in cui le menzogne vengono smascherate a poco a poco rivelando la fragilità della natura umana.



La casa delle foglie rosse è un romanzo che mi ha conquistata poco per volta, in modo inaspettato, imprevedibile, sorprendente. Era da parecchio che non mi avventuravo nell’ambito dei thriller polizieschi, in effetti non sapevo cosa aspettarmi, soprattutto da parte di un’autrice che conoscevo per tutt’altro genere, eppure è stato magnifico. Quando ho letto l’ultima riga mi sentivo parte di qualcosa, come se quei personaggi di cui la Simons parlava fossero miei amici o, meglio, i protagonisti di una serie che seguivo ogni giorno da mesi con avidità, amore, odio e passione, tanta passione.
Ma andiamo per gradi. Innanzitutto va fatta una premessa sull’autrice, che non è una scrittrice qualunque, no, lei è la creatrice di uno dei romanzi più romantici e struggenti che siano mai stati scritti: Il cavaliere d’inverno. E devo dire che la penna non è cambiata, lo stile è impeccabile, l’ambientazione perfetta, le tematiche sono affrontate con una profondità e una preparazione che si trovano di rado. Da un certo punto di vista mi è sembrato di leggere uno dei romanzi del mio autore preferito, Michael Connelly. Ho ritrovato la stessa capacità di immergersi e fare immergere il lettore nella psicologia del detective, ci sono gli stessi dialoghi pungenti, l’ironia e la lucidità di pensiero, la cura maniacale per i dettagli al punto che sembra di trovarsi nella sala degli interrogatori di un vero distretto di polizia e di assistere all’indagine di un vero detective, esattamente come quando Herry Bosh insegue e poi torchia i suoi sospettati. Dall’altro verso, però, il tocco femminile è innegabile, lo si scorge soprattutto nella prima parte del romanzo, quella incentrata sulla figura di Kristina.
La Simons, infatti, adotta un espediente molto interessante e altrettanto utile: divide la narrazione in due grandi momenti, sposando prima il punto di vista della vittima, facendola conoscere in quasi tutte le sfaccettature più struggenti della sua tormentata personalità, poi di colui che sulla sua misteriosa morte è stato chiamato a indagare. In entrambe le parti, però, la vera protagonista è sempre lei, Kristina, lei e la sua assurda esistenza, lei e le sue eccentricità, lei e le sue fragilità, lei e la sua passione per la vita.
Ma parlare solo di Kristina sarebbe riduttivo, perché questo romanzo è un affresco meraviglioso e terrificante di un’intera società e affronta una serie di tematiche che fanno riflettere, arrabbiare, soffrire, sì, soprattutto soffrire. Sebbene si sappia fin dall’inizio che Kristina è destinata a morire (a meno che non si sia evitato di leggere la sinossi), fino all’ultimo si spera che ciò non accada, si spera che intervenga qualcosa o qualcuno che impedisca al destino di quella povera ragazza di compiersi perché si avverte che la sua fine non sarebbe giusta, che nonostante le meschinità che si scoprono sul suo conto, lei non merita di soffrire. Perché in realtà ha già sofferto fin troppo.
Di questo romanzo ho amato la capacità dell’autrice di seminare sospetti lungo tutto il tragitto e l’abilità di sciogliere i nodi poco per volta, uno per uno, impregnando di suspense ogni parola, ogni azione, ogni ricordo. Quello che viene svelato non è mai abbastanza, i misteri sono troppi, i dubbi rimangono e ti rodono così tanto che senti la necessità impellente di continuare la lettura fino alla fine perché devi sapere.
In questo modo, i personaggi si colorano a poco a poco, assumono sfumature, ai loro piedi si allungano ombre sempre più scure, le loro personalità si sfaccettano sempre più dando una vera sostanza a quelli che all’inizio sembrano solo semplici ragazzi, degli studenti privilegiati, provenienti da famiglie benestanti che hanno dato loro tutto ciò che potevano desiderare. E invece no, niente di più sbagliato perché niente è come sembra, tutt’altro.
Gli amici di Kristina sono la chiave per conoscere meglio lei, soprattutto nella seconda parte del romanzo, quando il punto di vista di Kristina viene abbandonato per sempre. Chi sono i suoi amici?
Jim era appassionato e supponente, Albert faceva l’avvocato del diavolo, e Connie non aveva molte opinioni.
Tutto qui? Certo che no.
Connie è la sua migliore amica, eppure si comporta come se la odiasse. Perché? È chiaro che il problema risieda in una qualche forma di gelosia, ma è una gelosia che non prende mai quel nome perché Connie nega tutto perfino con se stessa. Sa che qualcosa non va, sa che Albert, il suo fidanzato, ha qualcosa da nascondere, ma non lo accetta e sceglie la soluzione più semplice, riversando su Kristina tutto il suo astio, la sua delusione, i suoi sospetti. Connie è la regina della negazione, nega, nega sempre, fino alla fine. Ma è una battaglia persa in partenza, lo si capisce dal modo in cui guarda la sua amica, dall’ansia con cui controlla il suo fidanzato, dal modo in cui interrompe le confessioni altrui, incapace di ascoltare la verità. Connie è uno dei personaggi più irritanti e fastidiosi che abbia mai incontrato nelle mie letture, verrebbe voglia di prenderla per il colletto e scuoterla, gridandole in faccia tutto ciò che lei rifiuta di ascoltare, proprio ciò che cerca di fare Kristina. Forse è per questo che poi viene trovata morta? Magari fosse così semplice… Perché Connie non è l’unica ad avere un rapporto di amore/odio nei confronti della ragazza, niente affatto, oltre a lei ci sono Jim e Albert.
Jim è il suo fidanzato, l’uomo ideale con cui costruire un futuro. È di ottima famiglia, è serio, posato, ha grandi ambizioni e ha una mente brillante.
Jim non era un buono a nulla né uno sbruffone, né tantomeno un pagliaccio con la coda di cavallo e i tatuaggi ma senza futuro. Kristina aveva scelto James Allbright Shaw. Era lui il suo uomo.
Tra i due, però, c’è un rapporto freddo, distaccato, è chiaro fin da subito che l’amore, se anche un tempo c’era stato, sia ormai finito. Eppure Kristina continua a stare con lui, nonostante lui non la ami e nonostante sia evidente che lei non ami lui. Già, perché il cuore di Kristina è di un altro uomo: il pagliaccio con la coda di cavallo e i tatuaggi ma senza futuro. Albert.
Albert è il personaggio forse meglio tratteggiato dell’intero romanzo. È sempre controllato, non ha mai un’emozione fuori posto, fa ciò che vuole e non ha alcun problema a vivere con le conseguenze delle sue azioni, mente senza rimorso, sta con una donna che non ama ma non ne soffre affatto, va a letto con la donna che in realtà ama ma resta impassibile di fronte ai suoi rifiuti di fuggire insieme. Albert è un sopravvissuto, è chiaro fin da subito. Ma in lui c’è altro, molto altro, e anche questo è evidente a una prima occhiata. Albert è l’emblema dell’intero romanzo: un involucro che nasconde un contenuto sorprendente, sconvolgente, terrificante. Il rapporto tra lui e Kristina è molto più di quello di due amanti clandestini, è misterioso, ambiguo, inquietante.
Albert non si mostrava mai indifferente nei suoi confronti, ma Kristina cercò di convincersi che lui non c’entrasse nulla. Non voleva replicare il sentimento che provava per lui, voleva liberarsi di quel desiderio distruttivo, soffocante, violento. Quello non era amore, bensì follia. Lei voleva un amore sano.

Ecco perché voleva Jim. Ma Jim non era l’uomo giusto.
E poi c’è Spencer, il detective, colui che suo malgrado si trova a dover affrontare l’infausto compito di dipanare la matassa. Ma Spencer non è un investigatore qualunque, o almeno, il suo rapporto nei confronti della vittima non è quello che ci si aspetta di solito: lui Kristina la conosceva, seppur superficialmente, lui aveva visto il buono che c’era in lei e non può accettare di restare a guardare mentre tre persone che avrebbero dovuto amare la ragazza, passano oltre la sua morte come se non fosse importante, come se Kristina non fosse mai neanche esistita. Spencer è brillante e intuitivo, è un ottimo detective e capisce fin da subito che qualcosa non va. Man mano che le sue indagini procedono, gli intrighi si svelano e nuove domande emergono.
Perché diavolo si era messa con Jim? Spencer premette i palmi contro lo specchio. Se Albert e Kristina volevano stare insieme, e se Jim era cotto di Connie, perché cazzo avevano iniziato quello stupido gioco?
Ecco, appunto, una delle domande più fastidiose e ricorrenti di tutto il romanzo, il tarlo che mi ha rosicchiato il cervello fino alla fine e che mi ha lasciata in pace solo quando finalmente ho letto l’ultima parola.
Il finale è eccellente e ci si arriva per gradi, attraverso un’evoluzione di tutti i personaggi, compreso il detective. Tutti si fanno risucchiare nella vita di Kristina e nella sua morte, tutti, compreso il lettore.
Se state cercando un romanzo che vi appassioni, che sia coinvolgente, intenso, struggente e brillante, La casa delle foglie rosse fa per voi.


ELIZABETH






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