venerdì 3 febbraio 2017

CARVE THE MARK. I PREDESTINATI, VERONICA ROTH. Recensione.


TITOLO: Carve the mark. I predestinati

AUTORE: Veronica Roth

SERIE: Carve the mark #1

EDITORE: Mondadori

PUBBLICAZIONE: 17 gennaio 2017

GENERE: Fantasy/Young adult

PAGINE: 427

PREZZO: € 9,99 ebook; € 15,90 cartaceo
IL PRIMO ROMANZO DELLA NUOVA SAGA DI VERONICA ROTH 
In una galassia lontana, dove la vita degli uomini è dominata dalla violenza e dalla vendetta, ogni essere umano possiede un "donocorrente", ovvero un potere unico e particolare, in grado di determinarne il futuro. Ma mentre la maggior parte degli uomini trae un vantaggio dal dono ricevuto in sorte, Akos e Cyra non possono farlo. Al contrario, i loro doni li hanno resi vulnerabili al controllo altrui.   Cyra è la sorella del brutale tiranno Shotet Ryzek. Il suo donocorrente, ovvero la capacità di trasmettere dolore agli altri attraverso il semplice contatto fisico, viene utilizzato dal fratello per controllare il loro popolo e terrorizzare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un'arma nelle mani di un tiranno. La verità è che la ragazza è molto più forte e in gamba di quanto Ryzek pensi.   Akos appartiene al pacifico popolo dei Thuve, e la lealtà nei confronti della famiglia è assoluta. Quando lui e il fratello vengono catturati dai soldati Shotet di Ryzek, l'unico suo pensiero è di riuscire a liberarlo e a portarlo in salvo, costi quel che costi. Quando poi viene costretto a entrare a far parte del mondo di Cyra, l'ostilità tra i loro due popoli sembra diventare insormontabile, tanto da costringere i due ragazzi a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l'un l'altro.


Veronica Roth è tornata e lo ha fatto alla grande. Dopo la saga composta dai romanzi Divergent, Insurgent e Allegiant che ha fatto innamorare milioni di lettori, il 17 gennaio 2017 è uscito in contemporanea in Italia e negli Stati Uniti Carve the Mark, il primo capitolo di una nuova duologia fantasy che non mi sento di definire distopica (e poi vi spiegherò il perché), ambientato in un universo sconosciuto, composto da una moltitudine di mondi dalle caratteristiche peculiari e abitati da popolazioni con qualità differenti e uniche. In questi pianeti, attraversati da un flusso continuo di energia che permea ogni cosa, esistono degli esseri speciali, dei predestinati, che convogliano quell’energia in modo diverso dagli altri, ciascuno a suo modo. Ci sono quelli che riescono a guarire all’istante da quasi tutte le ferite, coloro che distruggono gli oggetti ogni volta che provano emozioni troppo intense, coloro che placano gli animi col solo suono della loro voce, coloro che non avvertono alcun dolore, coloro che riescono a sostituire i propri ricordi con quelli di chi toccano. E poi ci sono loro due Cyra e Akos, i cui doni e il cui destino si intrecciano indissolubilmente per via del caso o forse, del destino. Appartenenti a popolazioni in contrasto tra loro da secoli, membri delle rispettive famiglie regnanti, hanno poteri che si compensano e si annullano a vicenda: Cyra è attraversata da ombre, una manifestazione della corrente che provoca dolore sia a lei che a chiunque entri in contatto con lei e per questo è usata alla stregua di un’arma dallo spietato fratello Ryzek. Aksos, invece, ha un fato che sembra scritto fin dal principio ma che non sembra appartenergli e ha capacità sorprendenti, tra cui quella di interrompere il flusso di corrente, compreso il dolore di Cyra. La madre del ragazzo è una veggente, una personalità tenuta in estrema considerazione sia dal suo popolo che da tutti gli altri e lui sembra averne ereditato più di una caratteristica, sebbene sia il fratello di lui, Eijeh, il predestinato a succedere alla madre in quel dono. La smania smodata di Ryzek per il potere, il suo desiderio di piegare il destino al suo volere e la sua estrema crudeltà porteranno i due giovani a stretto contatto l’uno con l’altra perché pedine fondamentali della scalata al successo del sanguinario capo shotet e, sebbene siano divisi da secoli di rancori e da differenze all’apparenza insormontabili, i due finiscono per collaborare tra loro, trovando una strana alleanza.
Insomma, gli ingredienti per un libro strepitoso ci sono tutti: un’ambientazione originale e terribilmente suggestiva in cui nulla è lasciato al caso, personalità forti e dalle mille sfaccettature, protagonisti affascinanti e dai poteri quasi del tutto inesplorati, il bene più puro contro il male più becero.
Davvero, le attese non sono andate deluse, soprattutto per chi, come me era rimasta sconcertata dal finale che la Roth aveva deciso di dare alla sua precedente saga. Dire che fossi titubante ad affrontare questa nuova lettura è riduttivo. Eppure non ne sono rimasta delusa, tutt’altro.
Ciò che ho amato di più è stato il modo in cui la Roth ha saputo caratterizzare la protagonista Cyra. In lei c’è molto della precedente eroina di Divergent, eppure è diversa da Beatrice, è più matura, più completa, più sensibile. Il dolore che il suo dono le porta ogni giorno l’ha resa forte ma anche molto più recettiva di chiunque altro. Anni e anni di sofferenza al fianco di un tiranno sanguinario che la usa solo come un’arma di governo hanno plasmato la sua personalità in modo unico e l’hanno costretta a trovare un modo tutto suo per far fronte all’orrore: Cyra riversa tutto il dolore su se stessa, al proprio interno, soffrendo pene inimmaginabili ogni singolo istante del giorno e della notte. Eppure, ciò che gli altri vedono è l’immagine che Ryzek le ha cucito addosso: il Flagello, il Boia di Ryzek, l’insensibile esecutrice dei loschi e sanguinari propositi del fratello.
Gli altri Esaminatori trasalirono nel vedermi e fecero tutti un passo indietro, anche se mi trovavo già dalla parte opposta della stanza. Se avessero saputo quanto sforzo mi richiedeva restare ferma in un posto senza mettermi a gridare e senza farmi prendere dalle convulsioni, probabilmente non avrebbero reagito a quel modo.
Solo uno fra tutti riesce a vedere oltre la corazza di Cyra: Akos. Grazie al suo dono, il giovane riesce a interrompere il flusso di corrente sia nei corpi che negli oggetti, basta un suo tocco perché Cyra smetta di soffrire. La sua presenza a palazzo è un dono di Ryzek alla sorella, Akos è il servo che la deve seguire ovunque per mantenerla in condizioni ottimali. Ma Ryzek sottovaluta il potere dell’onestà, della gentilezza, del sacrificio perché sono cose che lui non conosce. Akos pian piano riesce a penetrare nell’animo di Cyra, la sorprende, la incuriosisce, la affascina sempre più con i suoi modi sinceri.
Ma più di tutto, Akos riesce a far comprendere a Cyra che il male che ha sempre fatto parte di lei non deve essere per forza una condanna perpetua.
Una cosa che aveva detto Akos cominciava a farsi strada nella mia mente: che quello che ero non doveva per forza essere permanente. Forse potevo cambiare. Forse anche solo credere di poterlo fare significava che stavo già cambiando.

E Cyra inizia a cambiare.
Mentre il sangue di Zosita si spargeva sul pavimento, come aveva fatto quello del padre di Akos, e di tanti altri, sentii l’iniquità della sua morte come una camicia della misura sbagliata che non potevo più togliermi. Era un sollievo riuscire ancora a sentirla.
La Roth crea un vero e proprio universo, composto di mondi, popoli, linguaggi, modi di dire che ti entrano dentro o, meglio, che ti risucchiano al loro interno. Ti trovi a pensare come i personaggi, a parlare come loro, a vedere ciò che vedono loro, finendo per parlare di donocorrente, di erbapiuma (a qualcuno di voi viene in mente l’erbapipa? A me sì, non posso farne a meno!) di ripesca, di Soggiorno come se fossero termini che fanno da sempre parte del tuo vocabolario e ciò accade perché sei totalmente immerso nella realtà di cui leggi. Non è qualcosa che accade sempre, tutt’altro. Per ottenere un risultato simile ci vuole coerenza narrativa, lucidità di pensiero, bisogna saper creare un mondo che sia governato da regole precise e tenere fede a queste ogni singolo istante, in pratica bisogna sapere creare un fantasy. E Veronica Roth, sulle orme dei grandi del genere come Tolkien o Marion Zimmer Bradley, lo sa fare alla grande. Come vi dicevo, non si tratta di un distopico perché nel distopico vero e proprio si ha a che fare con la razza umana in un futuro alienato e alienante, in cui tutti i sogni si sono infranti e si sono trasformati nel loro opposto, non un’utopia, ma l’inverso: la distopia. Divergent e l’intera saga erano distopici e parlavano di uomini e donne che avevano particolari capacità, ma che comunque restavano umani. In Carve the mark, non si tratta di esseri umani, ma di entità differenti con peculiarità che alla razza umana non appartengono, il mondo in cui vivono non è la terra, neppure quella di un lontano e terrificante futuro, l’universo e tutti i pianeti che Cyra e Akos visitano non hanno nulla a che fare con il nostro sistema solare. È un po’ un Darkover all’ennesima potenza, anzi tanti Darkover, ma prima che lì vi sbarcasse l’uomo.


Carve the mark, letteralmente “incidi il marchio”, parla di tradizioni cruente e sanguinarie, di soprusi e sfruttamento, di ingiustizie e lotte intestine, ma anche di onore e rispetto per il nemico, parla degli Shotet e degli Thuvhe, due popoli dotati ciascuno dei propri valori che, però, sono quasi del tutto inconciliabili. Quasi, appunto, perché Cyra e Akos hanno le qualità per superare le diversità e riunire sotto l’egida di una nuova cancelliera un pianeta che l’egoismo, le menzogne e la crudeltà hanno tenuto diviso. Ce la faranno? Bella domanda. E la risposta è in questa nuova saga, assolutamente da non perdere. 


ELIZABETH



CARVE THE MARK DUOLOGY

#1, Carve the mark. I predestinati (gennaio 2017)

#2, To reveal 





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