lunedì 20 febbraio 2017

6 COSE IMPOSSIBILI, A. G. HOWARD. Recensione.


TITOLO: 6 cose impossibili

AUTORE: A. G. Howard

SERIE: Il mio splendido migliore amico #4

EDITORE: Newton Compton

PUBBLICAZIONE: 2 febbraio 2017 

GENERE: Fantasy

PAGINE: 231

PREZZO: € 4,99 ebook; € 12,90 cartaceo
Benvenuti nel vero Paese delle Meraviglie


Alyssa Gardner è finalmente andata nella tana del coniglio e ha il controllo del suo destino, dopo aver affrontato innumerevoli sfide e avventure straordinarie.

I tre racconti di questa raccolta narrano diversi momenti trascorsi dalla famiglia e dagli amici di Alyssa nel Paese delle Meraviglie. La madre di Alyssa, in Il ragazzo nella ragnatela, rivive gli eventi che hanno portato alla salvezza dell’uomo che sarebbe diventato suo marito. Morpheus, invece, dà spazio ai ricordi di Jeb legati ai fatti narrati nel Mio splendido migliore amico. Infine, in 6 cose impossibili, Alyssa ricorda il periodo della sua vita dopo Il segreto della Regina Rossa, e il ruolo che la magia ha avuto nel difendere la felicità di coloro che ama. Questo quarto capitolo della saga di A.G. Howard, che segue Il segreto della Regina Rossa, fornisce uno sguardo più completo sul passato e sul futuro dei personaggi preferiti di questa avventura nel tempo. 


Sei cose impossibili è un libro assurdo, folle, psichedelico, a tratti allucinogeno.
Avevo già sentito parlare di questa autrice che si era imbarcata nell'ambiziosa avventura di rivisitare la famosissima favola di Carrol, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma non avevo mai avuto occasione di leggere qualcosa di suo. Già, finora. Adesso che l'ho fatto, però, devo confessare di non essere del tutto certa del mio giudizio. Mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? L'ho amato? L'ho detestato?
Mi spiego meglio.
Il libro è scritto in modo molto gradevole, le ambientazioni sono curate al punto tale da rasentare la perfezione, la coerenza con l'originale è assoluta e gli sviluppi sul tema sono in linea con il mondo a suo tempo creato da Carroll. Eppure... Eppure è strano, molto, troppo strano. Credo che il mio problema risieda nel fatto che non avevo amato neppure l'originale, neppure la versione edulcorata di Disney (il che è assurdo, visto che ho chiamato mia figlia Alice!). Ma come si fa ad apprezzare quell'orribile e sanguinaria regina di cuori, che insegue la piccola Alice brandendo quel povero fenicottero a mo' di mazza, o il cappellaio matto e la lepre marzolina che folleggiano come due psicopatici parlando di “non compleanno” mentre sorseggiano il the come se nulla fosse, o lo sfuggente coniglio bianco che corre ovunque senza una meta apparente come un'anatra decapitata di fresco. E poi quei fiori canterini che appena si accorgono che Alice non è una di loro la scacciano senza alcun riguardo dopo averla stordita con le loro tediose canzoni e quell'agghiacciante gatto a strisce che appare e scompare col suo ghigno e infine il bruco azzurro, che sciorina indovinelli assurdi tra una boccata di fumo e l'altra. Il Paese delle Meraviglie è più che altro il Paese degli Incubi, non di certo un racconto adatto a dei bambini.
Sei cose impossibili è diverso? No, affatto. Ma è proprio questa sua coerenza estrema con il romanzo da cui trae ispirazione, il coraggio dell’autrice mischiato a una fantasia spropositata che ho apprezzato. E ciò, nonostante la storia non sia nelle mie corde. Più leggevo e più mi meravigliavo (il gioco di parole è voluto), più andavo avanti e più entravo in sintonia con i personaggi e le loro vicissitudini, la mia curiosità veniva stuzzicata, le mie perplessità accantonate. Certo, non posso dire che questo sia d'un tratto diventato il mio genere preferito (che poi, che razza di genere sarebbe? Il romanzo sperimentale, inteso come sperimentazione delle leggi logiche, fisiche e matematiche? Il romanzo psicotropo? Definirlo romanzo fantastico è riduttivo, credetemi). A suo tempo Lewis Carroll, che era un matematico, aveva voluto giocare con le parole più che altro per stupire, per impressionare, o forse perfino per divertirsi e sospetto che per la Howard sia stato lo stesso. Questo romanzo è sperimentazione allo stato puro, è fantasia lasciata vagare a briglia sciolta, è libertà, follia, gioco, è un viaggio nell'inesplorato, è un'avventura continua, senza sosta, sfibrante, da cui però non ci si riesce a staccare.
Ma andiamo nello specifico, parliamo dei personaggi.
Primo fra tutti Morpheus. Perché, parliamoci chiaro, è lui la vera stella che illumina tutto il resto, gli altri sono solo un suo pallido riflesso, perfino Alyssa. È lui che muove tutti i fili, lui che gioca nell'ombra, lui che influenza il destino degli altri, lui, punto. Chi è Morpheus, questo essere bellissimo e affascinante, con gemme sulle guance, un capello decorato di insetti vivi e due ali da falena sulle spalle? Ebbene, tenetevi forte, perché altri non è che il bruttissimo e piuttosto antipatico bruco azzurro che sfumazzava allegramente in faccia ad Alice, uscito dal suo claustrofobico bozzolo dopo aver completato la sua strabiliante trasformazione. Originale, no? Proprio così, come tutto il resto.
L’intruso avanzò di un passo nella flebile luce che bagnava la stanza, rivelando un volto al contempo bellissimo e terrificante. Non era umano… era decisamente troppo perfetto e mistico per essere umano. Aveva occhi scuri e insondabili contornati da segni sgargianti simili a gemme tatuate. I suoi capelli blu ondeggiavano nella direzione opposta a quella da cui tirava il vento. Dietro le sue spalle si spiegarono due enormi, lucidissime ali, simili a lembi di seta nera nella luce grigiastra.
Morpheus è cattivo, egoista, manipolatore, è un personaggio negativo sotto quasi tutti punti di vista, ma è proprio questo che lo rende speciale e così dannatamente interessante. L'unico difetto che ho riscontrato in lui e che gli fa perdere spessore, è l'amore che prova nei confronti di Alyssa, un amore che lo rende debole, a tratti perfino patetico. Insomma, un personaggio come lui non può essere debole, se vogliamo cavalcare l'onda dell'incubo, andiamo fino in fondo, no?
Poi ci sono Alyssa e la sua famiglia, gli umani, i quali devono confrontarsi con una realtà che vuole risucchiarli, avvolgerli, piegarli e, nel caso di Thomas, padre di Alyssa e Jeb, suo innamorato, vincerli, possibilmente eliminandoli.
Alyssa e sua madre Alison sono le discendenti di Alice, la bambina un po' svampita che era entrata nella tana del bianconiglio per uscirne solo dopo aver vissuto avventure degne del peggiore degli incubi. Loro due, in quanto sue eredi, sono le uniche in grado di sistemare i danni causati dalla sua scappatella nel Paese delle Meraviglie, ma ciò non basta, la loro natura e il loro destino sono strettamente legati a quel luogo, Alice non era caduta nel buco per caso e nemmeno loro vi arrivano per uno strano scherzo del fato. Loro appartengono a quel luogo. Alison, però, si ribella, non accetta di rinunciare alla propria umanità, di piegarsi al volere di Morpheus e sceglie di fuggire, di rinunciare alla corona che quell'essere affascinante vorrebbe posare sul suo capo. Alyssa, invece, quel destino lo accetta, ma lo plasma a suo piacimento, perché Alyssa è forte, più forte di tutti, perfino di Morpheus. Due donne dai tratti spigolosi, messe alla prova dalla vita e dal passato controverso della loro famiglia, che emergono dalle pagine con prepotenza, conquistando, facendosi amare.
È in momenti come questo che la vedo in tutto il suo splendore: la regina dei Netherling che fa capolino da sotto la superficie. La sua attrazione nei confronti del sangue e del caos, il suo nutrirsi di fiamme e tempeste, i poteri magici che possono sia scatenare che placare il disordine. La sua fascinazione per il macabro e l’assurdo.


E con gli uomini è lo stesso. Thomas è generoso, dolce e amorevole, ma comunque deciso e sicuro di sé, è curioso e coraggioso, è un compagno fedele e un padre protettivo, insomma, un uomo con tutti i pregi e davvero poche zone d’ombra, l'esatto opposto di Morpheus (che resta comunque il mio preferito, proprio per via di tutti i suoi difetti). Jeb, invece è aggressivo, irruento, sanguigno, un giovane dei nostri giorni che non accetta l’idea di farsi vincere da quell’assurdo mondo in cui è stato scaraventato suo malgrado e, così come Alyssa, vi si ribella.
Come si fa a non amare personaggi così?
Vorrei concludere con una piccola curiosità per quelli di voi che, come me, si sono chiesti da dove arrivi il titolo: si tratta di una citazione o se vogliamo un tributo al secondo romanzo di Carroll, Attraverso lo specchio. Nel capitolo V, Alice si trova a parlare con la Regina.
Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.»
«Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»

E voi ancora vi stupite?




IL MIO SPLENDIDO MIGLIORE AMICO SERIE

#1, Il mio splendido migliore amico 
#2, Tra le braccia di Morfeo 
#3, Il segreto della Regina Rossa 
#4, 6 cose impossibili




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