lunedì 16 gennaio 2017

VICINO A TE RITORNO AD AMARE, ALYCIA BERGER. Presentazione.



TITOLO: Vicino a te ritorno ad amare

AUTORE: Alycia Berger

EDITORE: Self Publishing

PAGINE: 152

PUBBLICAZIONE: 7 dicembre 2016 

GENERE: Contemporary romance

PREZZO: € 0,99 ebook


«E’ intenso. Forte. Dolce. Intrigante» ~ dal blog Crazy For Romance

Emma è una ragazza che sente il peso delle preoccupazioni e delle varie responsabilità verso la famiglia: un fratello autistico, una madre in condizioni di salute precarie, a cui si aggiunge la violenza psicologica del marito, nonché padre di Emma. La sua è una vita fatta di rinunce e sacrifici. Bryan, figlio scapestrato di un dirigente aziendale, è lo scapolo più ambito di Milano, desideroso di mettere la testa a posto per lasciarsi alle spalle un passato un po' troppo sopra le righe. Entrambi lavorano nello stesso ristorante e i rapporti tra loro non sono idilliaci. Anzi, si detestano. Tra un'accesa discussione e l'altra, però, sembra che qualcosa spinga l'uno a non fare a meno dell'altra. Se da una parte, quindi, il destino farà di tutto per unirli, dall'altra una serie di eventi rischierà di dividere le loro strade per sempre, affidando il loro amore ad una vera e propria corsa contro il tempo.
Una storia d'amore che animerà le pagine del libro tra ironia, passione, lacrime per alcune realtà dolorose e dove sarà il destino ad avere l'ultima parola.



"Cos'altro deve succedere oggi?", pensò Emma dopo essersi vista passare tutta la vita davanti, a pochi centimetri da quella macchina. Finalmente era quasi arrivata e ora non le rimaneva altro che trovare una scusa piuttosto convincente per giustificare il suo immenso ritardo.

La signora De Santis era una persona molto buona, affabile ma estremamente puntuale, detestava i ritardi, soprattutto in un giorno importante come quello in cui bisognava ultimare i preparativi di un matrimonio, per giunta di clienti molto importanti.

«Noooo!»

Inavvertitamente caddero per terra i fogli che stava estraendo dalla borsa. Si chinò frettolosamente per raccoglierli mentre dietro di lei si levò una risata gelida e altrettanto familiare.

«Che scenetta divertente...mi ci voleva proprio per cominciare bene la giornata. Ti stai allenando per qualche spet ta co lo?»

Emma non aveva alcuna intenzione di perdere tempo con la persona che non avrebbe mai voluto incontrare quella mattina, dopo un inizio di giornata così disastroso: Bryan Ferri, la persona più presuntuosa e piena di sé con cui avesse mai avuto a che fare e che amava metterle i bastoni tra le ruote sin dal momento in cui era stata assunta.

Finì di riporre tutto nella borsa, quindi entrò per dirigersi al piano superiore, seguita da Bryan.

«Come mai sei in ritardo? Di solito sei sempre così puntuale...per non dire in anticipo», le fece notare quest'ultimo con sadismo. Emma fece di tutto per ignorarlo ma lui non sembrava intenzionato a mollare la presa.

«A dirtela tutta, Bryan, non credo che sia affar tuo, perciò torna dai tuoi conticini», gli rispose lei serafica, voltandosi spazientita in direzione del suo viso. Si ritrovò a dover fare i conti con l'intensità dei suoi grandi occhi verdi, incorniciati da lunghe ciglia, che erano in grado di ammaliare qualsiasi donna. Tranne lei, forse. [...]


***


[...] Subito dopo si cambiò e si decise finalmente ad andare da lui. "Questa giornata allucinante deve finire al più presto!", pensò Emma, trovandosi davanti allo studio del suo odioso collega.

«Devo parlarti!», esclamò, aprendo la porta senza bussare. Ritenne che fosse meglio coglierlo impreparato.

Bryan stava al pc immerso nei bilanci: aveva i capelli spettinati, le maniche della camicia arrotolate ed il nodo della cravatta allentato.

Appena la vide comparire, la sua espressione rilassata e concentrata cambiò repentinamente, assumendone un'altra gelida e sulla difensiva.

«Non ti hanno mai insegnato a bussare prima di entrare?», le chiese sarcastico.

Per tutta risposta Emma si mise a bussare sulla porta aperta. Quanto le piaceva prendersi gioco di lui.

Bryan alzò gli occhi al cielo. «A cosa devo questo onore? Pensavo che te ne fossi già andata», disse guardando l'ora.

«In verità mi hanno costretta con la forza a venire da te, altrimenti a quest'ora me ne starei comoda sul treno per tornare a casa», ci tenne lei a precisare.

«Allora ti auguro che ti diano un aumento per questo enorme sacrificio», ribatté Bryan, sorridendole a denti stretti.

"Dovrebbero darmelo solo per sopportare la tua visione quotidiana, altroché!", pensò malignamente Emma.

«Ma come siamo spiritosi oggi, Bryan. Per caso è merito della sciacquetta che ti porterai fuori stasera?», insinuò divertita.

A quel punto Bryan sbatté i fogli che reggeva in mano sulla tastiera del pc. Si alzò dalla sedia e appoggiò deciso le mani sulla scrivania.

"A quanto pare la mia frase deve averlo fatto arrabbiare. Ottimo!", pensò soddisfatta, incurvando un sorriso.

«Come scusa?», sibilò lui, avvicinando il proprio viso a quello di Emma con aria di sfida.

«Non mi dire...hai cambiato genere?», gli chiese lei con finto stupore.

Per lunghi istanti i suoi occhi scuri dovettero scontrarsi con quelli verdi di Bryan, ora glaciali e adirati. In quei momenti era come se si legassero per affrontarsi in una lunga battaglia, uno scontro tra titani: si potevano persino intravedere dei lampi che animavano l'iride dei loro occhi. [...]


***

[...] Emma d'istinto lo rifiutò, sapeva che erano quei soliti messaggi minacciosi e denigratori che suo padre riservava alla moglie quasi quotidianamente e che ormai le davano il voltastomaco. In alcuni la offendeva fisicamente, in altri la faceva sentire una nullità solo perché gli chiedeva di aiutarla nel badare a suo figlio per via dei suoi problemi di salute, in altri ancora le dava della disabile mentale, invitandola a rinchiudersi in qualche clinica psichiatrica per il bene di tutti. [...]
[...] «E continuerà, i tuoi messaggi non servono a nulla! Non hai ancora capito che non gliene frega più nulla di noi e che tutto gli andava bene fino a quando non ci ha rimesso per la quarta - e definitiva volta - sul lastrico? Quando ormai non c'erano più vendite o eredità da spendere?»

«Glieli continuo a scrivere per ricordargli che ha ancora dei doveri verso la famiglia anche se non vive più qui, soprattutto verso i figli. E poi sono sicura che vi vuole bene e che il problema sono solamente io».

«Mamma, ti prego, smettila di dare credito ai suoi messaggi! I carabinieri stessi han detto che la sua è violenza psicologica col solo scopo di abbatterti! Un padre che si rende irreperibile, che cambia in peggio nel momento in cui Luca avrebbe necessitato di più attenzioni e che non si placa nemmeno davanti ai problemi di salute, secondo te, ama i suoi figli?? Se odia te, non può che odiare noi!» [...]
[...] Ultimamente capitava molto spesso che si mettesse ad urlare a causa dell'ingenuità di sua madre davanti a fatti così evidenti, senza che lei facesse alcuno sforzo per andare avanti. Sembrava che non volesse proprio capire che suo marito non era più la persona che aveva conosciuto e sposato; che le persone potevano cambiare oppure che erano brave a fingere per molto tempo prima di rivelare la propria identità, una volta raggiunti i loro scopi. Emma più volte aveva tentato di farle capire che non serviva a niente rifugiarsi nei ricordi del passato, dimenticandosi di se stessi, di vivere. Per questo si arrabbiava, pur essendo consapevole che trascorrere trent'anni al fianco di una persona era come passare una vita assieme.

"Ma se quella stessa persona ti continua a denigrare, perché andare avanti ad insistere e subire, perdendo la propria dignità?"

***

[...] I suoi abbracci erano tutti così, toglievano letteralmente il respiro. Ma Emma sapeva perfettamente che, attraverso quel gesto, suo fratello desiderava farle capire l'affetto che provava nei suoi confronti, oltre all'entusiasmo di essere finalmente insieme seppur per pochi giorni. Tutte le volte che rientrava, sembrava che Luca volesse imprimere dentro di sé il calore di ogni abbraccio, il suono di ogni risata e il ricordo di ogni attività fatta insieme, facendo entrare tutto ciò nel proprio cuore, per poi riviverlo ad occhi chiusi una volta lontano da casa. [...]
[...]Agli occhi degli altri poteva rischiare di apparire presuntuoso, egocentrico o narcisista, ma i ragazzi come lui erano fatti così: si comportano in quel modo non per malizia, ma probabilmente per timore di essere accantonati e, di conseguenza, essere considerati inferiori agli altri. Vorrebbero avere la certezza, seppur in modo indiretto, che tu li consideri al tuo pari e non "diversi", senza correre il rischio che un giorno tu li possa abbandonare da un momento all'altro. Già, perché coloro che sono affetti da autismo - e di altre forme derivanti da esso - anche se non esternano a parole le proprie emozioni, sono comunque persone molto sensibili, in grado di amarti più di chiunque altro. Come? Attraverso uno sguardo, un sorriso fugace o una stretta di mano. Possono apparire individui freddi e "automatizzati", ma dentro di loro può nascondersi un universo altrettanto migliore del nostro. [...]


[...] Emma contraccambiò il sorriso. Non le importava affatto se suo fratello volesse essere sempre migliore in tutto, lei avrebbe vinto qualcosa di molto più prezioso. Un premio di un valore inestimabile: il suo sorriso felice.[...]

***

[...] «Ti capita mai di pensare a quella sera??», le chiese, alzando il suo tono di voce. «Io sì. Ogni giorno e ogni notte da allora!»
Emma cercò di allontanarsi, ma lui la trattenne per le braccia.
«Ti prego, Bryan», supplicò lei con voce tremante.

«Guardami negli occhi e rispondimi. Ma guardami, per favore! Se non fosse così, me ne farò una ragione e ti lascerò in pace per sempre».

A quel punto Emma alzò il viso, aveva gli occhi acquosi. Non voleva piangere di fronte a lui, tuttavia qualcosa dentro di lei si frantumò in mille pezzi. Definitivamente.
«Se ti dicessi di no, oltre ad essere una bugia, sarebbe il mio più grande rimpianto», ammise.

Bryan stentò a crederci, nel sentire quelle parole uscire dalla sua bocca e sorrise spaesato.
«Ma io e te non possiamo stare insieme», continuò lei.
«Non possiamo? Qualcuno te lo impedisce?»
Emma scosse la testa, sforzandosi di trattenere le lacrime. Si divincolò dalla presa di Bryan e, dopo aver trascorso un attimo in silenzio, camminando nervosamente sulla spiaggia, riprese a parlare.
«Rispetto a molte ragazze della mia età, ho alcune responsabilità da cui non posso sfuggire. Ho una famiglia, il cui futuro dipende esclusivamente da me. Una madre malata a cui devo badare perché non ha nessun altro. Certo, Alberto ogni tanto la aiuta, ma lui non è tenuto a farlo. Tu hai visto alla festa una famiglia solare e sorridente, ma in realtà non è così. È a pezzi. Tutto questo per colpa di un padre che un giorno di tanti anni fa ha deciso di abbandonarci, senza soldi, immersi nei debiti. Da lì la mia vita è stata solo un inferno e lo è tuttora, sempre a causa sua e della violenza psicologica che esercita su mia madre e di conseguenza su di me», spiegò con rabbia, la stessa che veniva provata da Bryan nell'ascoltare quelle parole, in silenzio.
«E poi c'è anche mio fratello. Sono il suo punto di riferimento ed il suo futuro. Io sono la prima a sperare che possa avere la mia stessa possibilità di trovare una persona che lo possa amare, come io amo lui; che possa conoscere e provare i tormenti e la passione che solo l'amore è in grado di dare. Quell'amore che io provo per te. Ma se questo non accadesse?? Chi vorrà avere il coraggio di aiutarmi a stargli accanto? Chi vorrà diventare il suo migliore amico e, perché no, la figura paterna che non ha mai avuto??». Ormai Emma era un fiume in piena e nessuno sarebbe riuscito a fermarla.
«Tu ora ti chiederai, cosa c'entra tutto questo con noi. Non voglio essere un limite alla nostra storia, né tantomeno per te. Non voglio che nessuno si adegui alla mia vita fatta soltanto di rinunce, sacrifici e mancanze, come ho fatto io in tutti questi anni. Non voglio essere abbandonata un giorno dalla persona che amo e avere paura per la stessa mia vita a causa sua. Non voglio non contare più nulla per nessuno. Sto già soffrendo nel vedere mia madre deperire giorno dopo giorno, mentre nasconde la bellezza dei suoi anni all'interno di quattro mura. Non reggerei ulteriori sofferenze. Ma non voglio nemmeno svegliarmi ogni mattina e pensare a come sopravvivere alla giornata, a fare sforzi su sforzi per apparire felice e spensierata. E soprattutto, sono stanca di pormi la stessa domanda: Perché?!?! Perché non posso vivere senza amore?!». Le lacrime le inondarono il viso e si sedette rannicchiata su se stessa. Aveva gettato finalmente la maschera, mostrandosi per quello che era: sensibile, insicura e timorosa.

Bryan fece fatica a trattenere le lacrime davanti ad uno sfogo così inaspettato. Quelle parole erano impregnate di tutta la rabbia, sofferenza e paura che Emma aveva subito e provato nel corso degli anni: davanti a sé non vedeva solamente una ragazza di ventidue anni, ma una donna forte e con un coraggio da leone nel combattere tutte le ingiustizie vissute. E tutto ciò la rendeva ancora più straordinaria ai propri occhi.

Si inginocchiò vicino a lei e le sollevò il mento.
«Sei una grande donna. Io forse non ce l'avrei fatta a reggere tutto questo. Le tue sono ovviamente grandi responsabilità ma, credimi, non mi spaventano né cambiano ciò che io provo per te», le disse sincero.
«Non voglio farti del male, Bryan», gli rispose con voce rotta, ma lui la ignorò.
«Noi siamo come le onde di un mare in tempesta: si scontrano, si uniscono, poi si scontrano ancora e si uniscono nuovamente. E così per altre infinite volte. Tuttavia sai che c'è? Le onde, alla fine, si proiettano insieme verso un'unica destinazione. Questo è quello che siamo io e te. Sì, perché anche se a volte ci detestiamo a morte, io e te siamo destinati a trovarci fino a diventare una cosa sola. Per raggiungere una meta, affrontando tutto ciò che la vita ci mette davanti. Insieme». [...]
[...]«Ti fidi di me?»
Emma rimase titubante per qualche secondo. Guardandolo negli occhi, però, capì di essere arrivata al termine di un lungo viaggio solitario durato troppi anni. E la meta era proprio lui, Bryan.

Sorrise a sua volta con cenno di assenso e si lasciò trasportare nuovamente dalla magia che quei baci e quelle mani erano in grado di fare. Si liberarono degli ultimi indumenti, si spogliarono delle ultime insicurezze.

Mani intrecciate. Respiri affannosi. Corpi che andavano perfettamente d'accordo.
Emma era tornata ad amare. Più forte di prima. [...]

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