martedì 10 gennaio 2017

PER SEMPRE TU, VERONICA SCALMAZZI. Recensione.



TITOLO: Per sempre tu

AUTORE: Veronica Scalmazzi

EDITORE: Gilgamesh Edizioni

PUBBLICAZIONE: 6 ottobre 2016 

GENERE: Contemporary Romance

PAGINE: 180

PREZZO: 1,99

Elizabeth vive immersa fra i suoi pensieri e ancora non sa che il destino ha deciso di fare la sua mossa e giocare le sue carte.
Una ragazza e due fratelli...
Un'amicizia che profuma d'amore e un incontro che stravolgerà per sempre la sua vita.
Tra baci, sospiri, incomprensioni e dolore, Elizabeth imparerà che la vita non guarda in faccia nessuno, che l'amore è una ruota che gira e non sempre la direzione che prende è quella che ti aspetti.


Una storia d'amore, una storia di amicizie, una storia vera dove il destino sarà il protagonista indiscusso e l'amore cercherà il suo lieto fine.

Un romanzo che mi ha letteralmente toccato: una carezza all'anima e un pugno allo stomaco. Sapendo che è tratto da una storia vera, ho aperto il Kindle quasi con paura, in punta di piedi. Entrare nella vita altrui è sempre difficile, c'è sempre un po' di timore, un senso di inadeguatezza perché ci si può immedesimare il più possibile, ma non sarà mai abbastanza. Veronica ha una dote: è estremamente evocativa, in tutti i suoi romanzi si percepiscono le emozioni in modo nitido e corposo. Ed è esattamente questa virtù che sensibilizza il lettore, è proprio questo aspetto che penetra ogni corazza, anche la più coriacea.
Potrei parlare per ora della trama, ma in questo caso preferisco dare spazio ad altri aspetti, alle mie impressioni. In sostanza ci sono lei e lui, e poi c'è il fratello di lui: due amori diversi ma egualmente importanti, due persone speciali ma diversamente significative. Leggerete la loro storia, il loro percorso, le loro perdite, le loro scelte: leggerete di loro e vi rimarranno dentro.



La struttura e la trama potrebbero essere assimilabili a un diario, e forse la forma narrativa giusta sarebbe stata quella. C'è molta forza espressiva che supplisce alle carenze contenutistiche e non pesa in alcun modo, o almeno secondo me è passata in secondo piano. Questo è un romanzo che deve essere letto di pancia, senza se e senza ma, vivendolo in modo assoluto. Non sarà un compendio di tecnica espositiva, ma è ben altro: è una finestra dal quale potrete osservare da vicino il cuore dell'autrice, la vita dell'autrice e le emozioni dell'autrice. Non ci sono giudizi giusti o sbagliati in questo caso, perché nessun voto potrebbe rendere al meglio ciò che ho provato: il mio struggimento, la mia disperazione, le mie lacrime non posso essere quantificate. Così come il desiderio di esserle vicino, di starle accanto, di accompagnarla verso la luce, in silenzio, cuore contro cuore. Nulla, e sottolineo nulla, può e deve essere giudicato, perché è di un corpo, di un'anima e di una vita che stiamo parlando. 
Il dolore mi sta lacerando l'anima, trascinandomi in un buco nero sempre più profondo. Cammino senza meta, ma il mio sa bene dove sto andando. 
Questo romanzo insegna proprio questo: rimpianti e rimorsi fatto parte della vita reale, possono ferire, possono mettere in stand by la nostra esistenza. Rammaricarsi e pensare a ciò che potevamo fare e non abbiamo fatto è umano, ma non è vita: e allora io auguro alla protagonista di non dimenticare mai i suoi due uomini, di portarli sempre con sé, di prendere da loro la forza necessaria e di tornare a respirare a pieni polmoni. Non c'è pietà o tenerezza nelle mie parole, solo una grande stima e un immenso rispetto per il coraggio di questa ragazza. Perché per sopravvivere all'amore della propria vita, a volte, serve coraggio. Per sempre tu è l'emblema del dolore straziante, dei nostri peggiori incubi, ma è anche un esempio per tutti noi, per chi si lamenta del nulla, per chi si umilia, per chi non vive intensamente ogni attimo. Forse ci sarà un domani, ma se così non fosse dobbiamo essere grati e felici per l'oggi, dobbiamo tuffarci a bomba e vedere quanti schizzi faremo, ridere della signora che abbiamo infradiciato, chiederle scusa e offrirle una tazza di cioccolata in tazza, la più buona che abbiamo, la nostra preferita. Ma mai e poi mai dobbiamo lasciar scorrere il tempo privando la vita di ogni significato, mai e poi mai dobbiamo perderci nell'apatia, mai e poi dobbiamo sentirci sfortunati. Siamo vivi, siamo sopravvissuti, possiamo ancora soffrire, possiamo gioire, possiamo vivere. Magra consolazione? Forse sì, ma chi non è riuscito a vivere il domani ci darebbe lo stesso consiglio: "VIVETE!".



Per questo motivo ho apprezzato l'inserimento del finale inventato: l'ho trovato terapeutico, il segno indelebile della speranza, il simbolo di una mente che ancora vive ed elabora. In fondo tutta questa storia non è altro che uno scossone, una terapia d'urto, una rielaborazione del lutto messa nero su bianco. Con distacco? No, perché racchiude una profonda intimità. L'autrice ci ha regalato il suo cuore, e noi dobbiamo trattarlo con rispetto, dobbiamo maneggiarlo con cura, dobbiamo assolutamente ringraziarla per il dono che ha fatto a se stessa e a noi. 
La cosa divertente - l'unica cosa - è che mi sono trasformata in una piagnona da record: anche mentre scrivo queste poche righe fatico a mettere in fila le parole. Ho problemi di vista ed è una cosa risaputa, ma Veronica mi ha ridotto come un mocio poco strizzato, una sorta di barboncino bagnato da piogge torrenziali. Te possino!
Vorrei liberarmi dal suo abbraccio, ma la verità è che, in questo momento, non desidero altro, se non sentirmi al sicuro fra le sue braccia.
Ricopio le stesse avvertenze presenti nella recensione de La mia gara con te di Sonia Gimor, perché le problematiche riscontrare sono le stesse, leggermente attenuate ma comunque dello stesso genere.
Ed eccoci arrivati al tasto dolente, quello che per coerenza devo assolutamente toccare. Premetto che non è una critica all'autrice perché conosco i punti deboli, formali e contenutistici, dei lavori di Veronica: la seguo ormai da tempo e conosco alla perfezione il suo modo di scrivere e le sue storie. Questo romanzo contiene innumerevoli sviste e usi poco consoni dei segni interpuntivi, dettagli che mi hanno fatto storcere il naso perché da un testo edito da una casa editrice mi aspetto di più, molto di più. Ovviamente tutto ciò non è da imputare all'autrice perché non si tratta di una versione self e riguarda per lo più la normazione (norme editoriali dettate e imposte da una casa editrice per rendere i testi omogenei).
Attenzione ai VOCATIVI e ai DISCORSI DIRETTI, please
Io dico NO alla MINUSCOLA dopo il PUNTO FERMO! 

A Veronica dico solo: "Quelle virgole, santa pace!". 

Consiglio la lettura di questo romanzo a tutti, ma soprattutto a chi, come me, non è incline a mostrare le proprie emozioni. 
Consiglio questa storia a chi ha voglia di appassionarsi e legarsi davvero a una protagonista.
Consiglio questo libro a chi, stupidamente o per leggerezza, dimentica che le autrici sono umane. Ebbene sì! Tendiamo a dimenticarlo perché la realtà virtuale occupa gran parte delle nostre giornate, ma là fuori c'è la vita, quella vera.

CONTENUTO

FORMA

Non classificabile







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