venerdì 13 gennaio 2017

I NOSTRI CUORI CHIMICI, KRYSTAL SUTHERLAND. Recensione.

TITOLO: I nostri cuori chimici

AUTORE: Krystal Sutherland

EDITORE: Rizzoli


PAGINE: 335


PUBBLICAZIONE: 24 novembre 2016


GENERE: Young adult


PREZZO: € 9,99 ebook; € 17,00 cartaceo

Henry Page ha 17 anni e non si è mai innamorato. Paradossalmente, la colpa è del suo inguaribile romantici­smo: Henry è da sempre così aggrappa­ to al sogno del Grande Amore da non aver lasciato spazio alle cotte che da anni elettrizzano le vite dei suoi amici. Non è una scena da film nemmeno il primo incontro con Grace Town: Grace cammina con il bastone, porta vesti­ ti da ragazzo troppo grandi per lei, ha sempre lo sguardo basso. Complice il giornale della scuola, Henry se la ritro­ va vicina di scrivania, e presto preci­ pita nella rete gravitazionale di Grace, che più conosce, e più diventa un mi­ stero. Grace ha ovviamente qualcosa di spezzato e questo non fa che attira­ re Henry, convinto di poterle ridona­ re quel sorriso che fino a pochi mesi prima la accompagnava ovunque. Ma forse il Grande Amore è più amaro di quanto i romantici credano.






Le storie con un lieto fine sono solo storie non ancora finite.

Il primo amore rimane sempre nel cuore, nei ricordi, nel tempo. È quello che non si dimentica mai, quello a cui si ripensa anche a trent’anni, a quarant’anni, a sessant’anni. È un ricordo indelebile, un segno sulla pelle, una cicatrice sul cuore. Henry ha sempre sognato un amore come quello di sua madre e suo padre, un amore perfetto, un amore che faccia battere il cuore e illuminare gli occhi. Non ha mai avuto nessun contatto con il sesso femminile, ha scelto di aspettare la persona giusta. E questa fantomatica persona giusta si presenta all’improvviso nella sua vita sotto il nome di Grace Town, una ragazza stramba, misteriosa, che non svela nulla di sé. Arrivata da poco nella scuola di Henry, non ha fatto amicizia con nessuno, si siede sempre all’ultima fila in aula e indossa abiti maschili e informi. Nessuno ha il coraggio o il desiderio di avvicinarsi a lei per conoscerla meglio. Quando entrambi vengono scelti come caporedattori del giornale scolastico dovranno imparare a conoscersi e a lavorare a stretto contatto. Henry comincerà a sentirsi attratto da questa ragazza, nonostante l’aspetto trasandato e i suoi lunghi silenzi. Incontri strani, chiacchierate fatte di silenzi, pause, sottintesi e, senza un reale motivo, Henry si scoprirà innamorato di Grace. Per la prima volta nella sua giovane vita proverà qualcosa per una ragazza.

Perché non ho mai capito che ci si può innamorare degli esseri umani come ci si innamora delle canzoni. La melodia all’inizio non ti dice niente, non la riconosci, ma presto si trasforma in una sinfonia incisa sulla pelle, un inno nel reticolo delle vene, un’armonia cucita nella fodera della tua anima.
Questa lettura è stata particolare, non è stato un colpo di fulmine, non è stato amore al primo capitolo. Ho acquistato il libro principalmente per la bellezza della copertina; qualcosa mi diceva che anche il contenuto meritasse una chance. E dopo aver letto quasi metà libro ho provato delusione, perchè la storia ha fatto fatica a decollare. Dopo un inizio troppo prolisso, eccessivamente descrittivo, dopo una prima metà piuttosto “piatta” dal punto di vista degli eventi, ho superato lo scoglio. Quando Grace comincia finalmente a parlare con Henry il romanzo ha preso una piega diversa. Che la ragazza avesse un passato difficile alle spalle era chiaro dalla sua chiusura al mondo. I suoi abiti maschili nascondono qualcosa, la sua voglia di non socializzare e non avere niente a che fare con gli altri nascondono un dolore, un incidente che in un passato recente le ha distrutto la vita. Non si è ancora ripresa, il dolore fa ancora parte di lei, lo sente vivo, tangibile, pulsante dentro. E da ciò la convinzione che lo sentirà per sempre, che lo merita, che non ci sarà una nuova vita, una nuova rinascita per lei. 

Fissai le stelle per un altro po’. «Come hai trovato questo posto?» Grace si raddrizzò appena, aprì le patatine e iniziò a mangiarle. «Un amico mi ha portato qui anni fa, quando eravamo piccoli. Eravamo due piantagrane e intrufolarci qui ci fece sentire dei ribelli. Ci venivamo sempre e parlavamo per ore. Ora vengo qui ogni volta che voglio ricordarmi quanto sono insignificante nella grandiosa scala dell’universo.» «Un verso spasso.» «Lo spazio è la migliore cura che conosco per la tristezza.» «Sentirsi insignificante non è esattamente una gran cura per l’infelicità.» «Lo è eccome, invece. Quando alzo gli occhi verso il cielo notturno, mi ricordo di non essere altro che cenere di stelle morte da tempo. Un essere umano è una collezione di atomi che si riunisce in uno schema ordinato per un breve periodo di tempo e poi si separa di nuovo. Il mio essere tanto piccola mi conforta
«Il resto dell’umanità non è esattamente d’accordo con te, Town. Dovresti essere terrorizzata dall’oblio, come tutti noi.»
«La cosa migliore che l’universo ci ha mai dato è la sicurezza che verremo tutti dimenticati.»
«Oh, andiamo. Nessuno vuole essere dimenticato.»
Grace si appoggiò di nuovo all’indietro e levò gli occhi. Mi venne in mente il verso di una poesia: Ho amato le stelle troppo appassionatamente per essere spaventata dalla notte. Guardandola sentii un brivido sulla schiena. Disse: «Mi piace l’idea che quando moriamo, nonostante qualsiasi dolore, paura o imbarazzo abbiamo sofferto in vita, nonostante ogni strazio o tristezza, finiamo di nuovo dispersi nel nulla. Sapere che alla fine sarò tabula rasa mi fa sentire coraggiosa. Ci viene donato un breve barlume di consapevolezza con cui fare ciò che vogliamo e che poi restituiamo all’universo. Non sono religiosa, ma persino io so che questa è redenzione, su una scala più grande. L’oblio non fa paura: è la cosa più vicina alla sincera assoluzione dal peccato che riesco a immaginare.»



Quando finalmente è stata fatta luce sul personaggio di Grace ho tirato un sospiro di sollievo. L’intero libro è narrato dal POV di Henry, la mancanza del punto di vista di Grace si è sentita sin dal primo momento, soprattutto perchè un personaggio così in ombra necessitava di qualcosa in più per essere compreso dal lettore. 
L’ultima parte è ciò che ho preferito. La sorella di Henry, Sadie, si rivelerà essere una voce fuori dal coro, riuscirà a insegnargli tanto con poche frasi soltanto e porterà il romanzo a un livello di poesia altissimo. Le sue sono parole che tutti noi dovremmo leggere almeno una volta nella vita, rileggere poi, portare nel cuore e nella mente. 


«Ti hanno corrotto con questa stronzata che “l’amore è pazienza, l’amore è gentilezza” fin da quando eri piccolo. Ma l’amore è scienza. Voglio dire, si tratta solo di una reazione chimica nel cervello. A volte la reazione dura una vita, ripetendosi costantemente. Altre no. Altre si trasforma in una supernova e inizia a spegnersi. Siamo solo dei cuori chimici. Questo rende l’amore meno folgorante? Non penso. Ecco perché non capisco perché la gente dica sempre “il cinquanta per cento dei matrimoni finisce in divorzio” come giustificazione per non sposarsi. Solo perché un amore finisce non significa che non sia stato vero amore.»
I nostri cuori chimici non è una storia felice o semplice. Non è la classica storia d’amore tra due ragazzi, uno inesperto e impacciato, l’altra dal passato difficile e con un trauma da superare. È una storia più complessa, più triste, tristemente vera nella sua disperazione. Inutile dire che il finale mi ha lasciata insoddisfatta. Volevo andasse diversamente? Sì, forse no. Sì perchè vorrei che almeno in un romanzo fosse tutto perfetto; vorrei sognare cuori e fiori. No perchè, in fondo, ogni cosa è andata al suo posto, ed è tutto perfetto e coerente così. Non poteva esserci un finale diverso per Henry. Non poteva esserci un finale diverso per Grace. 





Una storia amara, che fa sentire il sapore del fiele scendere in gola. Una storia che va necessariamente accettata così com’è. Una storia di cui probabilmente non avrei cambiato una virgola. Perfetta nella sua imperfezione. 
Il personaggio di Henry è ben costruito, così tanto da sembrare reale. A volte sembra di averlo accanto, di vederlo, di sentirlo. Oltre alla difficoltà di avere a che fare per la prima volta con una ragazza, oltre all’imbarazzo e all’inesperienza, dovrà combattere anche contro il caratteraccio di Grace. Dovrà tentare di capire i suoi silenzi, di interpretare i suoi sbalzi d’umore, di sollevarla dai suoi momenti no. 
La sua inesperienza mi ha fatto ridere e sorridere, ma anche capire che stava sbagliando tutto con Grace. In diversi momenti mi sono schierata dalla parte di Lola, la migliore amica lesbica di Henry, il primo bacio per lui, il primo e unico uomo prima che capisse che le piacevano le ragazze per lei. Lola gli dice dal primo momento che quella ragazza non fa per lui, che ha troppi segreti, un peso troppo grande da portare sulle spalle, un peso di cui non si libererà facilmente e di cui, si scoprirà poi, lei non vuole assolutamente liberarsi. 
Grace è stata incomprensibile per grande parte del romanzo. Troppo in ombra, troppo strana. Quando finalmente ha trovato il coraggio di raccontare del suo passato e degli effetti che ha avuto sul suo presente e che avrà sul suo futuro, non ho potuto che comprendere e giustificare. La vita è stata crudele con lei, e la convinzione di non meritare di essere felice a quell’età è cosa già nota. 
Quello di Henry e Grace è sicuramente un percorso di crescita e formazione più che un percorso fatto d’amore. È una storia che non sono certa di consigliarvi, una storia che credo non possa piacere a tutti. 
A posteriori credo lo acquisterei di nuovo, lo leggerei di nuovo, perchè mi è arrivato qualcosa; vale la pena leggerlo anche solo per le parole di Sadie a fine libro. 
Se vi piacciono i libri agrodolci, quelli che non necessitano per forza di un lieto fine, quelli che lasciano qualcosa dentro anche senza la classica storia d’amore da film, be’… dategli una possibilità. 






Nessun commento:

Posta un commento