venerdì 23 dicembre 2016

UCCIDERÒ JAQUELINE MERCIER, CAROLINA GIORGI. Recensione.


TITOLO: Ucciderò Jaqueline Mercier

AUTORE: Carolina Giorgi

EDITORE: Gilgamesh edizioni


PAGINE: 128


PUBBLICAZIONE:  2 novembre
 2016

GENERE: Contemporary romance


PREZZO: € 1,99 ebook; € 10,00 cartaceo
Le scuderie di una ricca famiglia francese fanno da sfondo all’attrazione travolgente che nasce tra il quarantenne Antoine e la bella studentessa universitaria Jaqueline. Un incanto amoroso che sembra capace di superare qualsiasi avversità, trovandosi però a dover fare i conti con un passato già intriso di legami, scelte convenzionali, timori e un antico giuramento, che costringerà i protagonisti a dibattersi in un’attesa estenuante, spesso sopraffatti dall’incapacità di prendere in mano la propria vita. In un romanzo “rosa” che si tinge di “giallo”, ambientato in una cittadina dei giorni nostri alle soglie del tracollo economico, Carolina Giorgi crea un’altalena di colpe e di desiderio, senza risparmiare ai suoi personaggi il dolore. E così, obbedendo al ritmo di una scrittura appassionata e di una storia dai contenuti estremamente attuali, Ucciderò Jacqueline Mercier si fa testimonianza di quanta atroce sofferenza possa scaturire dalla paura di amare.



Un libro diverso da tutto ciò che ho letto ultimamente, un libro sconvolgente, appassionante e appassionato, che coinvolge così profondamente da renderti impossibile riporlo. Senti che devi proseguire, che devi sapere! Cosa accadrà dopo? Cosa deciderà Antoine? Un libro che ti strema, ti fa arrabbiare, ti fa sospirare e ti fa commuovere.
Il protagonista è terribile, un vero e proprio antieroe. È incoerente, indeciso, si trincera dietro l’autocompiacimento di stare agendo per il meglio, di essere onesto, sincero e corretto, ma è tutto l’opposto, è vile, debole e disonesto verso gli altri e verso se stesso. Dice che non ha il coraggio di decidere perché pensa sia ciò che suo padre gli ha chiesto in punto di morte e che ciò gli faccia onore rendendolo un uomo migliore, ma la verità è che lui invece decide, eccome: decide che siano altri a decidere al posto suo. Un controsenso, forse, ma lui è tutto tranne che coerente. Si lascia travolgere da una passione che è lui stesso a fomentare, da cui non si riesce a sottrarre e a cui non permette neanche a Jaqueline di sottrarsi, la tiene avvinta, non la lascia andare, non le permette di essere felice e non lo consente nemmeno a se stesso. Per cosa? Per stare insieme a una donna che nel migliore dei casi tollera…

Non riuscii a immaginare altro se non che il mio legame con Jaqueline fosse fatto d’aria, quella che ti fa respirare, che ti fa spalancare le braccia sulla cima della montagna e aprire la camicia e ridere e scompigliare in preda all’estasi i capelli. E sentire di vivere, finalmente. Aria pura che entrava nella mia casa, che sublimava le suppellettili, il divano, il lampadario, la mia fidanzata… Ma che non era in grado di spostare di un millimetro né le suppellettili né il divano né il lampadario né la mia fidanzata. Perché l’aria non può spostare la pietra, l’acciaio o le braccia perentorie di una donna.

Antoine commette un errore dopo l’altro, sbaglia agendo e non agendo, sbaglia perfino in ciò che pensa e crede. Si convince che quella debole, da proteggere, sia Suzanne, ma quello è l’errore più grande di tutti. Suzanne è una tigre che affila gli artigli e si prende tutto ciò che vuole, il corpo del suo uomo e la sua anima.
Quella da proteggere e da amare, quella corretta, onesta e sincera è invece Jaqueline. Ma Antoine lo capisce troppo tardi, quanto gli eventi che lui si è lasciato scivolare addosso perché troppo debole e codardo per affrontare la vita di petto e prendersi ciò che ha paura di desiderare, si evolvono al punto tale da rendergli davvero impossibile ogni altra scelta. Messo al muro dal destino, finalmente capisce. Capisce di aver sbagliato. Sempre e comunque.
Antoine è un personaggio terribile, che vorresti prendere a calci, scuotere, schiaffeggiare, ma che in certi momenti vorresti abbracciare, confortare, cullare come fosse un bimbo impaurito che ha solo bisogno di un po’ di calore e che subito dopo vorresti sculacciare di nuovo. Perché con la sua debolezza fa del male a tutti, tutti, nessuno escluso. Ma l’amore che prova nei confronti di Jaqueline è qualcosa di meraviglioso e poetico e non si può far altro che continuare a fare il tifo per lui.

Ciò che Jaqueline era in grado di farmi provare non era un sentimento comune. Era una raffica di pulviscoli, una perturbazione con il cielo sereno, per niente al mondo avrei scelto una donna diversa se solo il destino mi avesse permesso di conoscerla altrove. La pregnanza di quell’ombra contro il muro, ogni confine varcato mano a mano che mi avvicinavo a lei pur restando distante, la soddisfazione perpetua che generava per giorni il solo fatto di vedermela davanti, erano valide ragioni per svegliarmi la mattina.



Questo libro ti artiglia lo stomaco e te lo rivolta, facendoti provare emozioni molto forti: rabbia, passione, dolore e poi ancora rabbia, amore, tenerezza e poi ancora rabbia.
È un libro scritto in modo sublime, a tratti sembra una poesia, ma la trama è talmente fitta e avvincente, il dilemma di Antoine così avvolgente e subdolo che non si riesce a soffermarsi troppo a lungo sulle parole, tanto che alla fine devo ammettere di aver saltato intere frasi, interi paragrafi perché DOVEVO SAPERE! Dovevo sapere se quel personaggio a tratti inutile e privo di spina dorsale si sarebbe infine riscosso, ricordandosi di essere un uomo.

Bello, bello, bello. Ma, ripeto, terribile e decisamente non adatto a tutti. È un romanzo che fa riflettere sulla pochezza di alcuni esseri umani, che ti obbliga a pensare per tutto il tempo a qualcosa che spesso non si ha alcuna voglia di vedere. Un libro che parla di un uomo che rinuncia alla possibilità di essere felice e per cosa? Per la routine? L'apoteosi dell'inettitudine e allo stesso tempo un lucido e squallido affresco di alcuni uomini dei giorni nostri, che non vogliono maturare e pretendono che siano altri a indirizzare la loro vita su binari lineari e poco pericolosi, ma che non sanno rinunciare alla passione, la fomentano, ci giocano e poi scappano.


ELIZABETH






L'autrice
Carolina Giorgi è nata a Mantova. Dopo gli studi classici, si è laureata al Dams con una testi sperimentale in Semiotica dello spettacolo (La comprensione dello spettatore).
Giornalista pubblicista, ha collaborato con il settimanale La Cronaca di Mantova e con il mensile nazionale A tavola. Una raccolta di sue poesie è stata pubblicata nel volume Hemeros (Verona, 2004), è quindi entrata a far parte del consiglio editoriale della collana Opera Prima. Suoi testi poetici sono apparsi sulle riviste PoesiaHebenon e sul webzine Transfinito, e citati su Il segnale.
Ha pubblicato il romanzo Le spine di Venere (Firenze, 2005), medaglia d’argento al Premio Letterario Internazionale “Maestrale - San Marco” (Sestri Levante). Nel 2007 ha fatto parte della giuria del concorso di scrittura erotica indetto da Loveline, talk show di Mtv Italia. È arrivata finalista al XXIV Premio Lorenzo Montano, sezione Raccolta inedita, con la raccolta Leggendo Emily DickinsonI, pubblicata nel 2013 con il titolo Tre volte Emily. Interpretazioni poetiche e visive dalla lettura di Emily Dickinson.
Con Gilgamesh Edizioni ha pubblicato il giallo La rosa di Ledmore-Vale – Rovi di sangue per l’ispettore Trollope (2014).






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