martedì 29 novembre 2016

PRIMA CHE FACCIA BUIO, LAURA PELLEGRINI. Recensione in anteprima.


TITOLO: Prima che faccia buio

AUTORE: Laura Pellegrini

EDITORE: Gilgamesh Edizioni

PAGINE: 284

PUBBLICAZIONE: 30 novembre ebook; 1 dicembre cartaceo

GENERE: Contemporary romance

PREZZO: € 1,99 ebook; € 15,00 cartaceo
Cos’è la normalità se non un qualcosa di arbitrario e opinabile. Si determina un preciso stato mentale e fisico come qualcosa di comune e riscontrabile nelle vite altrui, identificandolo come normale; mi chiedo però se non sia invece ciò che scalda il cuore nel profondo a fare di un momento la quotidianità vera, l’essenza della vita.
Sullo sfondo di una guerra, dove i sentimenti pare non possano avere spazio, nel deserto di una terra lontana, tra albe e tramonti, le vite di un uomo e una donna si incontrano. Due mondi opposti, due missioni differenti, ma un unico desiderio: viversi. 
Una storia d’amore e di vita, di passione e desideri, alla ricerca continua dell’equilibrio tra i sentimenti e i doveri e di quell’angolo perfetto di normalità, dove incontrarsi, amarsi, volersi.
Gianluca e Manaar, un soldato e un medico volontario. Ordine e istinto. Guerra e pace.



Io e lui siamo il prodotto di un errore, un’anomalia del sistema, lo svincolo dissestato che collega due strade parallele. Non abbiamo futuro.

Ho letto e riletto per tre volte Prima che faccia buio. Ho provato ogni singola volta emozioni diverse, sempre nuove; ho colto nuovi particolari, nuovi spunti, che la volta prima non avevo notato, trovando tra le pagine sempre qualcosa di nuovo, originale, emozionante.
Ho amato Manaar e i suoi ideali, Manaar e i suoi grandi sogni, forse irrealizzabili, forse troppo lontani per essere raggiunti. Ho amato la sua forza d'animo, lo sguardo sognante con cui guarda il mondo che le è intorno anche quando tutto crolla, anche quando non c'è più un briciolo di speranza. Il suo desiderio di portare sorrisi in una terra ormai dilaniata dall'odio, dalla cattiveria e dalla distruzione non viene mai meno, è solido, incommensurabile, stabile.
Ho amato Gianluca, un uomo arrogante, presuntuoso, estremamente affascinante nei suoi modi di fare. Forgiato nell'anima dal ruolo che ricopre nel corpo speciale, arruolato a soli diciotto anni, cresciuto con la divisa attaccata al corpo, alla pelle, al cuore. Conosce la fatica, il sudore, il sacrificio, la stanchezza delle lunghe ore di addestramento. Nulla, finora, nella vita, è riuscito a piegarlo. Non c'è riuscita la guerra, non ci sono riuscite le bombe, non ci sono riuscite le armi.
Manaar e Gianluca, un medico volontario e un soldato integerrimo. Una missione in Libano li vedrà conoscersi, odiarsi, scontrarsi, innumerevoli volte. Li metterà duramente alla prova ma, soprattutto, metterà a dura prova il loro cuore e i sentimenti che non sanno di poter provare.
Quando questo libro era solo un'idea ho pensato che fosse un'idea pazzesca, una di quelle storie che avrei voluto leggere da sempre, ma al tempo stesso difficile da mettere in pratica, forse impossibile. Un'impresa titanica che richiedeva tempo, risorse, studio, per far sì che fosse tutto veritiero, credibile e arrivare al lettore come qualcosa di diverso dal solito romanzo con il lieto fine. Il luogo in cui Manaar e Gianluca si conoscono non è romanzato, il colore rosa non fa parte della vita che conducono. Il nero e il grigio, invece, sono colori che si addicono perfettamente a ciò che hanno intorno. Ogni giorno rischiano la vita e lo fanno per un ideale ben preciso in cui credono da sempre. Hanno scelto di mettere la loro vita al servizio dello stato, delle persone che ne hanno bisogno e si ritrovano a combattere per una guerra non loro. Mai avrebbero pensato di innamorarsi, di trovare l'amore in un campo fatto di orrore e macerie. Il sentimento che sboccia è come un fiore, il primo colore in uno sconfinato nero in cui non si distingue neanche una traccia di colore. È qualcosa di bello che i due tentano di fronteggiare fin dal primo momento, qualcosa di così forte e intenso, viscerale, che nessuno dei due riesce a relegare in un angolo della loro missione.
Ogni giorno è in bilico tra la vita e la morte, ogni giorno è un rischio, un azzardo, ma l'azzardo più grande, quello su cui ora la vita sta chiedendo loro di puntare è questo sentimento.

Mi guarda a lungo, in silenzio. Prende fiato, prendo fiato.
«Tornerai da me?» domanda. Gli occhi lucidi che mi fissano. Vorrei dirle “tornerò sempre da te”, ma non ho questo potere. ‘Sempre’ e ‘tornerò’ sono due parole troppo difficili da gestire nel casino che è la mia vita. 
«Prima che faccia buio» dico, è l’unica cosa che sono riuscito a proferire.

Cercheranno di andare avanti per la loro strada, ignorando ciò che il loro cuore urla a gran voce. Si sfideranno, si metteranno in gioco, e lo faranno senza riserve. Cedere all'amore per loro significa scendere a compromessi con una parte di loro, con ciò in cui credono fermamente, ed entrambi sanno che al momento non è possibile. Gianluca non può e non deve concedersi distrazioni, basta un solo attimo, un istante, e potrebbe di nuovo perdere tutto, fallendo miseramente. È qualcosa che non può permettersi. Manaar abbassa le sue difese, lo stende al suolo, gli fa credere in cose che non sono mai esistite nella sua vita fatta di regole, ordini e compostezza. Lei porta luce nella sua vita buia, porta la serenità dove c'è sempre stato tormento, mette a tacere le voci del passato che ancora lo divorano con ricordi e vividi incubi. Manaar è tutto ciò che vorrebbe, che di bello potrebbe avere, ma che proprio non può concedersi.

«Ho pregato per te tutte le notti» mormoro. 
«Ho guardato per te tutte le albe» sussurra. 
«Sono arrivata a odiare le stelle.» 
«Io i giorni.» 
Lo guardo senza saziarmi di lui. Lo tocco, ma è come se non riuscissi a sentirlo, come se ne volessi ancora e ancora, drogata di lui, drogata di noi. 
«Sei sparito ho pensato che…» 
«Non potevo Manaar… Ma ti ho trovata. Io ti troverò sempre, ovunque, ricordalo.» 
«Non voglio ricordarlo, voglio viverlo.»



Questo romanzo differisce molto dai precedenti di Laura Pellegrini. Il suo stile è più maturo, crudo, assume sfumature brutalmente reali. Sono i personaggi a essere maturi, ad avere qualcosa in più. L'autrice si cala alla perfezione nei panni di Gianluca e Manaar, per il lettore è impossibile non fare lo stesso. Ci sono scene suggestive, descrizioni dei luoghi, percezioni sensoriali che mi sono entrate dentro, che mi hanno fatto vedere quella terra martoriata con i miei occhi, me l'hanno fatta sentire sulla pelle. Ho sentito quei rumori, quei boati, come se fossi stata lì con loro. Ho sentito la paura scorrermi addosso, ho asciugato anch'io le lacrime di quei bambini che si ritrovano senza famiglia, senza una parte di loro.




Prima che faccia buio è un'emozione lampo, quella che squarcia il sereno, che illumina tutto ciò che c'è intorno e abbaglia, ma che dopo pochi secondi sparisce. Questa non è la storia di Gianluca e Manaar, è la storia di un medico e un soldato che si incontrano in guerra e capiscono che, nonostante tutto - nonostante il male, la lontananza, le difficoltà - non possono vivere l'uno senza l'altra. È l'inizio di una storia... solo l'inizio. Quello che saranno in grado di costruire, se il loro amore ha davvero delle basi solide, lo scopriremo più avanti, nel prossimo romanzo.








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