giovedì 13 ottobre 2016

IL GIOCATORE, J. R. WARD. Recensione.


TITOLO: Il giocatore

AUTORE: J. R. Ward (Jessica Bird)

SERIE: The Moorehouse Legacy #2

EDITORE: Harper Collins

PUBBLICAZIONE: 20 settembre 2016 

GENERE: Contemporary romance

PAGINE: 191

PREZZO: 4,99 € ebook

Spietato potrebbe essere il secondo nome di Gray Bennett. Lui fa parte di quei potenti carismatici e influenti che manovrano Washington, e che tutti ascoltano. Ma il motivo per cui ora si trova a Saranac Lake non è legato al suo prestigioso lavoro come consulente politico. Una difficile questione di famiglia ha sgretolato il cuore indurito dell'incrollabile Gray ed è forse anche per questo motivo che per la prima volta rimane colpito dallo sguardo profondo e conosciuto di Joy Moorehouse. Lui conosce quella chioma infuocata da sempre, da quando da ragazzo si spingeva fino al White Caps, il B&B della famiglia Moorehouse, ma non il suo copro curvilineo e sexy. Sebbene la dolce Joy sia troppo innocente per un cinico come lui, Gray, dopo la cena in cui l'ha rincontrata per puro caso, non può fare a meno di pensarla. Lei è il tipo di donna che merita un uomo amorevole e fedele, tutto quello che lui non è. Nonostante i propositi di Gray di starle lontano, Joy lo invoglia oltremodo ad aprirsi alla donna che è diventata e che sarebbe in grado di renderlo un uomo migliore. Questo fino a quando un segreto tenuto nascosto, lascia Gray di nuovo in balia dei dubbi.





L'autrice di questo romanzo è Jessica Bird, alias J.R. Ward, ossia la creatrice della Confraternita del pugnale nero, serie che le ha fatto vincere un RITA Award per il miglior paranormal romance ed è stata al primo posto della lista dei best seller del New York Times e dell'USA Today.
Non aspettatevi, tuttavia, niente di paragonabile a quella splendida saga. Qui si parla di una storia d'amore, qui siamo di fronte a un classico della letteratura romantica, che ne rispetta in pieno tutti i canoni e osa davvero poco.
I due protagonisti, Joy e Gray, sono stereotipati, ma molto piacevoli e ben caratterizzati. Lei è una giovane donna piena di energia, entusiasmo e sogni, costretta a prendersi cura della nonna malata, a occuparsi del bed and breakfast della famiglia insieme alla sorella e, in pratica, a condurre un'esistenza monotona in cui ogni giorno è uguale all'altro, salvo quando nella piccola cittadina di provincia dove vive arriva l'aitante Gray Bennet. Allora tutto cambia, specialmente nella mente della piccola Joy, che ha trascorso gran parte dell'adolescenza a fantasticare su quell'uomo apparentemente irraggiungibile e per il quale è convinta di rappresentare solo una delle tante ragazzine prive di attrattiva.
Lui vive a New York, è specializzato nel restaurare l'immagine pubblica dei personaggi di spicco e nel portarli alla vittoria, è consigliere degli uomini più influenti del panorama politico del Paese, è circondato da donne dai principi piuttosto discutibili e stenta a credere che possa esserci davvero altro.

La maggior parte delle donne che conosceva considerava la fedeltà alla stregua di un abito o di un paio di scarpe alla moda. Il fatto che qualche fesso avesse infilato al loro dito un diamante e che avessero indossato un abito bianco poco importava di fronte alla loro libido.

Eppure Joy è diversa e Gray lo sa. In lei c'è qualcosa che lo confonde e lo attira allo stesso tempo.

C'era qualcosa di puro in lei. Candido. Onesto. Joy era fresca in un modo che lo faceva sentire come se dovesse lavarsi le mani prima di osare toccarla. Con tutta quella sua innocenza lo faceva sentire sporco. Sporco per le cose che faceva. E vecchio perché non aveva altro che cinismo e ambizione da offrire.



Fin dalle prime pagine si coglie in pieno il dilemma che entrambi devono affrontare e questo è ciò che invoglia a proseguire nella lettura.
Attrazione ai limiti del tollerabile, buoni sentimenti, paura, desiderio di credere davvero in qualcosa e, soprattutto, in qualcuno: ne Il giocatore c'è tutto questo.
Ciò che ho provato leggendo questo libro è strano: all'inizio ero più che altro delusa, i primi capitoli mi sono sembrati piuttosto banali e poco coinvolgenti. Nulla di originale, una trama prevedibile e ricca di cliché. Proseguendo, però, mi sono pian piano appassionata. Joy è tosta, dinamica, decisa, come è giusto aspettarsi da una donna di ventisette anni. Perfino la sua verginità è un particolare coerente con il suo personaggio. Nelle piccole città di provincia come quella in cui lei vive, dove tutte le facce sono conosciute e sempre le stesse, le occasioni si riducono all'osso e, se si è costretti a lavorare per mantenersi agli studi, anche quelle poche che si presentano rischiano di sfumare e lasciare con un pugno di mosche.
Anche Gray è un buon personaggio, attraente, sicuro di sé, cinico al punto giusto e con quel pizzico di sensibilità che non stona con l'immagine di uomo tutto d'un pezzo che noi donne tanto amiamo. Nonostante un passato da dimenticare e una madre che l'ha portato a disprezzare il genere femminile, lui rispetta davvero Joy, è affascinato dalla sua onestà, dalla sua limpidezza, è confuso e disorientato come solo una brava persona potrebbe essere.
Pur nella poca originalità della trama, ho trovato che in questo romanzo ci siano parecchi spunti interessanti. Innanzitutto il percorso di crescita e maturazione dei due protagonisti, la loro coerenza che non viene quasi mai meno, nemmeno nei momenti di maggiore confusione, l'approfondimento ben calibrato di passato e presente, la contestualizzazione e l'ampliamento di prospettive e, soprattutto, la giusta dose di empatia che permette di immedesimarsi con facilità sia con Joy che con Gray.





Ho altresì molto apprezzato la scelta di utilizzare il narratore onnisciente a focalizzazione interna alternata, ossia la narrazione in terza persona con un punto di vista che di volta in volta cambia per descrivere i pensieri dell'uno e dell'altro protagonista. In tal modo sono riuscita a seguire le loro emozioni e a comprendere le loro scelte, che fossero condivisibili o meno. Lo stesso avrebbe potuto accadere con una narrazione omodiegetica, per intenderci quella in prima persona, ma trovo che al momento sia un po' troppo abusata e, personalmente, mi ha stufato. Talvolta, ritornare al passato ed evitare di seguire pedissequamente le mode è una buona soluzione e questo è il caso.
Un'ultima considerazione riguardo al finale imbarazzante: cara Jessica, potevi fare di meglio!


ELIZABETH



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