domenica 25 settembre 2016

SHATTER ME, TAHEREH MAFI. Recensione.


TITOLO: Shatter me

AUTORE: Tahereh Mafi

SERIE: Shatter me #1

EDITORE: Rizzoli

PUBBLICAZIONE: 16 giugno 2016 

GENERE: Distopico/young adult

PAGINE: 275

PREZZO: € 8,99 ebook , 13,60 cartaceo

264 giorni chiusa in una cella, senza contatti con il mondo, perchè Juliette ha un potere terribile: se tocca una persona può ucciderla. A tenerla prigioniera è la Restaurazione, un gruppo militare che intende usarla come arma. Scappare è impensabile, finchè nella cella di Juliette entra Adam, un soldato semplice che scopre di essere immune al suo tocco. Il loro incontro è la scintilla che accende una speranza, la chiave che potrebbe aprire mille porte. Perchè la vita li chiama, oltre i muri della prigione.





Ammetto che leggendo la sinossi non sono partita con grandi aspettative, tutt'altro.
L'idea di un'eroina dotata di un potere tale da renderla unica e speciale è già sentita, soprattutto nel genere distopico che ultimamente va molto di moda, ma non solo. In un primo momento ho pensato agli X-Men. Avete presente Rogue? Una ragazzina che ha un dono così grande da avere la meglio perfino sul temibile Magneto? Che se tocca un altro essere vivente ne assorbe le energie fino al punto di risucchiargli ogni alito di vita? E avete presente la scuola per mutanti del professor Xavier? Ecco, appunto. Altro esempio illustre di un simile disagio è Kahlan, la Madre Depositaria della saga La spada della verità di Terry Goodkind, una donna costretta a temere il contatto con un altro essere vivente per via dei propri poteri.
Anche l'ambientazione spazio-temporale è qualcosa di già letto, un futuro non troppo prossimo in cui l'umanità è costretta a fare i conti con i danni da lei stessa causati al proprio habitat. Gli elementi naturali si sono dichiarati guerra perché l'uomo ha abusato dell'ecosistema: il sole non è più lo stesso, irradia raggi dai colori a tratti così accesi da accecare, altre volte tenui, quasi che si fosse dimenticato di riscaldare la terra e i suoi abitanti, la pioggia è sporca, così come la neve, il cibo scarseggia, i raccolti germogliano a fatica, i fiori sono quasi tutti estinti, gli animali sono così affamati da mangiare qualunque cosa, e le persone così disperate da mangiare animali intossicati, non ci sono più neppure uccelli che si librano in volo nel cielo. Neppure quella colomba bianca con in testa una corona di striature dorate, un pensiero così ricorrente per la protagonista da rasentare l'ossessione.
Nel momento più cupo, in perfetto stile distopico, ecco comparire la Restaurazione, un gruppo di uomini illuminati che, contando sulla disperazione dilagante, si fa largo a suon di slogan che grondano propaganda, insinuandosi tra le fila del potere, contando sull'appoggio di un esercito che ubbidisce meccanicamente come un macchinario oliato dalla paura.
Fin qui tutto chiaro, tutto banale, direte voi. E invece no.
Perché dalla prima pagina, dalle prime righe, lo stile dell'autrice ha il potere di conquistare. Uno stile davvero unico. È evocativo, elegante, niente di ridondante, scordatevi lunghe descrizioni poetiche, è meglio, si tratta di pochi tocchi di classe dosati sapientemente e riversati in ogni pagina che conducono per mano e permettono di entrare con calma e delicatezza nella psicologia della protagonista.

So che il cielo crolla ogni giorno.Il sole cade nell'oceano e spruzza di marrone, rosso, giallo e arancione il mondo fuori dalla finestra. Un milione di foglie provenienti da centinaia di rami diversi si tuffano nel vento e fluttuano illudendosi di volare. E invece una folata ne cattura le ali avvizzite solo per costringerle verso il basso, dove, dimenticate, verranno calpestate dai soldati.

Ho trovato a volte strano, a volte fastidioso, ma sempre comunque tale da incuriosire, le parole barrate che si ripetono lungo tutto il romanzo, come pensieri affiorati con prepotenza dall'inconscio e subito rifiutati e cancellati, quasi un'annotazione su quel taccuino sgualcito che accompagna Juliette ovunque vada.
Ma ora parliamo di lei, Juliette, una ragazza di appena 17 anni che, tuttavia, in quel breve scampolo di vita, ha già conosciuto l'inferno. I suoi poteri sono devastanti, con un semplice tocco può uccidere e purtroppo è già accaduto. Fa così paura che perfino i suoi genitori le hanno voltato le spalle. Esattamente come tutti gli altri. Tutti tranne Adam. Lui l'ha conosciuta quando entrambi avevano solo 8 anni, le è stato accanto, l'ha protetta dall'odio dei coetanei, prima reagendo alle loro angherie con la violenza, poi, quando il suo corpo è diventato più pieno e muscoloso, con la semplice presenza intimidatoria, ma mai, neppure una volta, è arrivato a rivolgerle la parola, almeno finché non viene catapultato nella cella dove lei è stata rinchiusa, tre anni dopo l'ultima volta che si erano visti.

Sussurra: «Non hai idea di quanto abbia pensato a te. Quante volte ho sognato» sospira, «quante volte ho sognato di starti così vicino.» Fa per passarsi una mano tra i capelli ma cambia idea. Abbassa lo sguardo. Lo solleva. «Dio, Juliette, ti ho seguita dappertutto. Tu sei l'unica cosa buona rimasta in questo mondo.»



E poi c'è il cattivo di turno, quello che non può mai mancare in un distopico che si rispetti, colui che si pone al vertice del sistema, lo cavalca e lo piega alle proprie necessità: Warner, un ragazzo di appena 19 anni che suscita in Juliette emozioni contrastanti, così intense da confonderla profondamente.

Odio il suo sorriso.Le persone odiose sembrano persone qualunque finché non sorridono. Finché non si voltano a guardarti e, servendosi della bocca e dei denti, non ti rivolgono qualcosa di troppo passivo persino per essere preso a pugni.

Tre personaggi ben delineati, fin troppo. Juliette forte e generosa, che non vuole soccombere al male che il suo dono potrebbe scatenare, Adam dolce e appassionato, ma altrettanto determinato, Warner assetato di potere e di consenso e legato a Juliette da un filo sottile quanto resistente.
E qui sta il vero problema, quello principale: a 17 e 19 anni è poco plausibile che si abbiano personalità tanto nette e lineari, che si abbia così tanta forza da non piegarsi a una prigionia di perfetta solitudine che si protrae per quasi un anno, con la sola compagnia di un taccuino e una penna. E altrettanto assurdo che a quell'età si abbia già un corpo pieno di muscoli guizzanti che spuntano da sotto la maglietta bagnata, o che si possieda tanta autorevolezza da coordinare un intero esercito con strategie e piani molto complessi.
Insomma, mi sembra che si siano voluti toccare un po' troppi generi contemporaneamente per sfruttare la follia collettiva che ruota attorno ad essi, pescando da quelli che ormai sono luoghi comuni, talvolta inventando, ma talvolta aggiungendo davvero poco a un panorama già ampiamente esplorato: c'è il young adult, scelta che mi convince poco per via della maturità dei protagonisti, e poi c'è il romanzo distopico, il fantasy, il thriller, con una puntatina anche nei comics, soprattutto alla fine, dove trovo si sia un po' esagerato e sia sia persa l'occasione di osare fino in fondo.
Eppure, dicevo, lo stile dell'autrice è tale da spingere a superare le perplessità che man mano cercano di riemergere. E non sto parlando solo del linguaggio, mi riferisco al modo in cui la trama si sviluppa. Insomma, non è da tutti raccontare per interi capitoli i tormenti interiori di una ragazza imprigionata in una cella di pochi metri quadrati senza mai annoiare, anzi, incuriosendo, alternando con il giusto equilibrio flash back a momenti di un presente di cui si vuole sapere sempre di più. Ricordo che la stessa sorpresa la provai la prima volta che lessi Il Conte di Montecristo quando ricontai le pagine in cui Dumas aveva narrato l'incarcerazione di Edmond Dantès, molte, moltissime pagine che mi avevano tenuta letteralmente incollata. Ora, non esageriamo, non sto dicendo che Tahereh Mafi è come Dumas, tuttavia trovo che la sua capacità narrativa sia notevole e siccome quando leggo un libro amo farmi trasportare, ho amato questo romanzo profondamente, soprattutto fino a tre quarti della trama, e ciò nonostante i limiti che a mente fredda ho riscontrato.
Altro punto di forza che ho molto apprezzato è il modo in cui viene esplorata l'attrazione e il fiorire del sentimento tra i due protagonisti: il tocco è delicato, rispettoso, ma nello stesso tempo efficace e coinvolgente. Da lettrice ho amato insieme a loro, ho respirato con loro, il mio cuore andava all'unisono con i loro.





In conclusione, un romanzo che si incardina in un genere già ampiamente affrontato, il romanzo distopico, lo interpreta senza troppo clamore, ma riesce a riplasmarlo per mezzo di un linguaggio unico, elegante, mai tale da appesantire la trama che, invece, scorre fluida riuscendo a incuriosire sul serio. È vero, una trama non eccessivamente originale, eppure l'abilità narrativa di un buon autore si coglie proprio qui, nel saper distribuire indizi lungo il cammino, seminando dubbi e sospetti che si alternano a rassicuranti certezze, un carburante a tratti esplosivo che nel mio caso ha funzionato in pieno, accendendo la mia curiosità e la mia attenzione pagina dopo pagina sempre di più. Il finale è strano, tale da avermi lasciato una sensazione di incompiutezza, come se si fosse persa l'occasione di creare qualcosa di davvero inedito.
Ecco perché mi sento di dare solo 4 stelline e non invece 5 come avrei fatto se avessi dovuto giudicare il romanzo a metà della lettura.
Voto complessivo: 4 stelline
Voto al romanticismo: 5 stelline
Piccante al punto giusto, intrigante, mai volgare.

ELIZABETH




SHATTER ME SERIE

#1 Shatter me (giugno 2016)

#1.5 Destroy me

#2 Unravel me

#2.5 Fracture me

#3 Ignite me




1 commento:

  1. Ho da tempo questo libro in wish list ed ora che ho letto la Vostra recensione sono ancora più convinta di leggerlo :)
    Inoltre va dato un voto alle cover ...cioè...a parer mio sono bellissime!!!

    Baci
    Eleonora C
    LA BIBLIOTECA DELLA ELE

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