giovedì 4 agosto 2016

SHOCKING GIRL, GIOVANNA CAPIZZUTO. Presentazione.



TITOLO: Shocking girl

AUTORE: Giovanna Capizzuto

EDITORE: Youcanprint

PUBBLICAZIONE: 2 agosto 2016 

GENERE: Romance fantasy

PAGINE: 416

PREZZO: € 1,49
Sono un mostro! Pensa Jane quando si sveglia da un coma di quasi due mesi. Un terribile nubifragio si è abbattuto sulla sua cittadina, spazzandola e portandole via tutto ciò che aveva: la sua memoria, il suo aspetto… la sua identità! Però un fulmine, colpendola durante la tempesta, le ha lasciato un dono: nelle sue vene ora, oltre al sangue, scorre energia elettrica allo stato puro! Il dottor Deveraux, scienziato di alto livello nonché fondatore della clinica dove è ricoverata, le promette che farà il possibile per aiutarla. Ma lei non si fida dell’uomo. Non ci mette molto, infatti, a rendersi conto che il suo unico scopo è quello di trovare il modo di sfruttare le sue singolari peculiarità. Comprende così che la sua unica possibilità è scappare prima possibile. Ma come? Questo posto sembra inviolabile! Nel tentativo disperato di cercare una via di fuga entra in un reparto proibito e si imbatte in un ragazzo talmente bello da toglierle non solo il fiato, ma addirittura la facoltà di ragionare: il figlio del dottor Deveraux. Ma il suo dono frena i sentimenti di Jane. Riusciranno i due giovani a superare gli ostacoli che incontreranno per lasciarsi travolgere da un’appassionante storia d’amore?

Mi sento un’idiota!

Sono qui, sulla soglia della camera, a fissare questa specie di Dio greco e so di avere un’aria ridicola.

Ho gli occhi sgranati e le labbra socchiuse e non riesco a muovere nemmeno un muscolo. Mi manca la bava alla bocca e il quadro è al completo.

Ormai annaspo, ho il fiatone e sono al limite delle mie forze. Un pensiero improvviso mi colpisce!
Mamma e papà saranno sconvolti sapendomi fuori con questo tempo! Devo raggiungerli al più presto; speriamo non siano usciti a cercarmi! Sono stata così crudele con loro, non se lo meritano. Bisogna che io arrivi prima possibile a casa, per rassicurarli che sto bene. Non posso lasciarmi andare... devo tenere duro: se penso di non farcela è la fine.
«Mamma! Papà!» Grido ma è inutile. La mia voce si perde nel vento.
Ce la posso fare... devo solo alzarmi e aggrapparmi a un ramo robusto.
Ci provo. Scivolo. Cado. Ricomincio. Riesco ad alzarmi e mi avvinghio al tronco di un albero.
Respiro profondamente.
Almeno la pioggia non mi sta tartassando!
Inspiro ed espiro forte, poi mi faccio forza e cerco di proseguire. Mi stacco dall’albero e procedo, lentamente, scivolando in continuazione nel fango.
Riesco ad afferrare un ramo. Stavolta resiste.
Bene, devo continuare così... vedo delle luci là in fondo; potrebbe essere casa mia. Ci sono quasi... solo un centinaio di metri. Mamma sto arrivando, aspettami!
Lascio il ramo e ne prendo un altro.
Bene così... avanti. Ce la posso fare!
Riesco ad attraversare quasi metà parco, lentamente. Quella stessa strada che quotidianamente percorro in cinque minuti adesso l’ho coperta in più di mezz’ora.
Forza, sono a metà tragitto, ancora mezz’ora e sarò a casa. Forza!
Un dolore lancinante mi immobilizza: un ramo mi ha colpito il viso. Accidenti, devo essermi rotta il naso!
Cado, per la milionesima volta. Sono sfinita.
Prendo fiato, respirando a lungo con la bocca, a quattro zampe. Le dita affondano nel terreno fangoso, i capelli sono appiccicati al viso. Punto i piedi e mi rialzo, appoggiandomi al tronco dell’albero più vicino.
Riesco a percorrere qualche altro metro e poi vengo fermata bruscamente, da un altro lampo.
Non sento il fragore del tuono, sento solo una scarica elettrica attraversarmi.
Mi sento ardere; tutti i miei muscoli si tendono fino allo spasimo!
È come se venissi tirata da ogni parte, come su una ruota della tortura. Sto per morire...
Tutto intorno a me è nero.
Il tempo stesso sembra liquefarsi e distorcersi... non capisco se siano passati minuti o ore da quando sono caduta in terra.
Il dolore che provo è sordo. Il naso mi pulsa indicibilmente, ogni parte del corpo mi brucia da impazzire e i muscoli sono contratti, ma mi sento stordita.
Avverto l’acqua lambirmi il corpo, il fragore dei tuoni, lo schianto degli alberi in terra e delle persone urlare. Qualcuno cerca di toccarmi, ma sento un rumore come di un’esplosione.
Altre urla, voci che non riconosco e non riesco a comprendere. Poi il vuoto.
Sono morta?

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