giovedì 18 agosto 2016

DIMMI CHE VUOI AMARMI, MARIANNA MINEO. Presentazione.


TITOLO: Dimmi che vuoi amarmi

AUTORE: Marianna Mineo

EDITORE: Self publishing

PUBBLICAZIONE: 1 settembre 2016 

PAGINE: 336

GENERE: Contemporary romance


Jeremy e Claire sono legati da un forte affetto, sin da subito è attrazione, simpatia reciproca. Tra i due ragazzi si instaura un rapporto d’amicizia. Alla base di tutto c’è una regola: non lasciarsi travolgere da altri sentimenti. I due riusciranno a sopprimere le loro emozioni per continuare a essere soltanto grandi amici? Chi dei due si farà trasportare prima? Jeremy e Claire avranno il loro tanto desiderato lieto fine?
Una storia d’amore tormentata, quando sembra che non può nascere un futuro, e lì che non bisogna arrendersi. Dimmi che vuoi amarmi vuole dire al lettore che inseguire le proprie emozioni e i sentimenti non è mai un errore.



«Vuoi giocare?» ribatté. «Di solito non mi piace farlo, ma con te sì» asserii. Dannazione, provocarla mi eccitava da morire. 
«Allora giochiamo» gracchiò determinata.  
«Non credo saresti disposta a fare ciò che vorrei io.»

* * *

«Apri questa dannata porta, Claire» bussò. «Non farmi alzare la voce, non mi piace. So che mi senti» continuò. «Vado alla hall. Dico che stai male. Arrivano subito ad aprire. Hai due minuti per scegliere.» 
Merda. Andai ad aprire e lo trovai sulla soglia, con il casco tra le mani. «Scelta giusta!» esclamò. Si accomodò senza che gli dicessi di farlo. 
«Prego, entra» incrociai le braccia al petto. Mi guardava, con un ghigno così patetico. E quel viso che avrei voluto prendere a schiaffi. «Come sei spiritoso» proferii offesa. 
«Tu un po’ di più.»  
«Non cercare di rabbonirmi, Jeremy» sbottai. 
«La rabbia ti rende più sexy» mi scrutò. 
Sentii il cuore andare in fibrillazione. Palpitava come se volesse sbalzare fuori dal petto. «Quando la finisci con queste smancerie?» riuscii a dire. Le guance erano avvampate. Mi sentivo accaldata. Eravamo soltanto noi, in una camera d’albergo. Senza nessuno che potesse guardarci e interromperci. La stanza mi era sembrata scarna all’inizio. Non avevo trovato nulla di familiare, persino il cibo non era la compagnia giusta. Adesso mi sembrava tutto maledettamente al suo posto, perfetto.  «Ho smesso. Non abituarti» sussurrò. 


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