domenica 10 luglio 2016

GIADA. UN AMORE COLPEVOLE, ANNA CHILLON. Recensione.

UN ATTESO E GRADITO RITORNO: ANNA CHILLON ALLE PRESE CON UNA STORIA CHE LASCIA SENZA FIATO.




TITOLO: GIADA. Un amore colpevole.

AUTORE: Anna Chillon

EDITORE: Self-publishing

PAGINE: 349

PUBBLICAZIONE: 10 giugno 2016

GENERE: Contemporary romance

COSTO: € 3,90 digital, € 11,90 cartaceo

Non ero pronta per lui, ma questo non gli importò. 
Entrò come un tornado nella mia vita, 
la stravolse spezzandomi il fiato 
e mi rese donna, 
a dispetto di tutto e tutti. 
* * * 
Il giorno del mio diciottesimo compleanno, spiando quel ragazzaccio condannato ai lavori socialmente utili, pensai che la vita stesse per sorridermi, lungi dall’immaginare cosa in realtà stesse per serbarmi. Qualcosa più grande di me mi avrebbe presto travolta, scossa alle fondamenta, gettando il mio corpo e il mio cuore in pasto a una persona con l’animo di un lupo selvatico. Per tutti sarebbe stato uno scandalo e una vergogna: nessuno avrebbe compreso, perché nessuno conosceva le molteplici verità che quel lupo era stato così bravo a celare. 
Forse un cuore, seppur logoro, l’aveva anche lui. 
E forse, se avessi lottato e ignorato le apparenze, prima o poi lo avrei scoperto.






Giada è una diciottenne come tante, con non troppa esperienza e una cotta per il cattivo ragazzo, condannato ai lavori socialmente utili che crede di non riuscire mai ad approcciare. A dispetto di tutto, quel ragazzo sembra invece interessarsi a lei e tenta in ogni modo di insidiare la sua virtù. Ma nulla andrà come ci si potrebbe aspettare, perchè a "rubarle" l' ultimo sprazzo di giovinezza sarà inaspettatamente una persona che non ha mai guardato con occhi diversi se non quelli di una ragazzina. 

Vincent è il miglior amico del padre di Giada, incaricato di sorvegliare la ragazza in un momento di lontananza da casa dei genitori, per seguire un progetto di lavoro che potrebbe portare ad un trasferimento di tutta la famiglia. Ma Vincent ha un'anima da lupo, da oscuro predatore, e quel giocare a rincorrersi non ha più lo stesso sapore di quando era una bambina, perchè adesso la sua femminilità appena accennata è in grado adesso di inebriare i sensi di un uomo. E quando il gioco si trasforma in avida bramosia sembra quasi che il destino non possa essere fermato. 

Ma la linea tra fato e forzatura a volte è molto sottile e allora tocca al singolo giudicare i fatti. Si può fermare il corso degli eventi? 



Un sentimento sconveniente, scomodo, che nessuno sarà in grado di comprendere, ma che ormai ha assunto forma e forza. Giada, è come una moderna Lolita, ma al contrario dell' originale è soggiogata dal fascino imperfetto di quell' uomo forgiato dall' esperienza, da una vita piena e misteriosa, cosi diversa dalla sua che deve ancora spiccare il volo. 

Eppure Giada non sa rinunciare a quell' attrazione sbagliata. Confusa e soggiogata, bruciante di attesa e assetata dei ritagli di tempo in cui sono solo loro e il mondo esterno è tagliato fuori. 

La realtà però preme appena dietro la porta e si fa spazio per reclamare attenzioni, perchè prima o poi tutto il castello crollerà e il mondo esterno saprà solo giudicare e distruggere. 

Giada e Vincent sono dei personaggi complessi. Vincent sicuramente domina Giada in ogni senso, non solo fisicamente, ma anche psicologicamente. Eppure è l' unico che sembra comprenderne i reali bisogni di una ragazza apparentemente banale, che in realtà ha un tumulto dentro che ancora non è in grado di decifrare. Sembra nuotare in un mare di insicurezza, aggrappandosi alla realtà attraverso il dolore provocatole dai quei nastri con cui si stringe i polsi e attraverso quella strana mania di collezionare le etichette. E quello strano e oscuro senso di sollievo che le procura il dolore e che Vincent sembra assecondare, divenendone parte essenziale.



Di nuovo quel senso di vuoto cui non sapevo dare un nome. Era come essere un mobile di legno antico con una termite dentro: da fuori non si vede, ma lei continua a scavare, scavare, finché ogni tanto non esce da qualche parte per poi rituffarsi a corrodere l’interno.
Mi sono rivista tanto in Giada, forse per quella mania dei cartellini, che mi ha portata a riesumare la mia vecchia scatola dei ricordi, all' interno della quale anche io custodisco memorie di eventi associate a quei talloncini di carta apparentemente insignificanti. Anche quell' attrazione magnetica, il fascino esercitato da qualcuno più grande di te in tutto, che sembra poter raccogliere per te le stelle con una mano, mentre tu le guardi ancora da così lontano. E badate bene, non è uno strano complesso da sindrome del mancato affetto paterno, ma semplice infatuazione. Niente giustificazioni, cruda e semplice realtà, attrazione.


Lui si mantenne padrone della situazione, padrone di me, come un uomo che ha tutta l’esperienza del mondo per far capitolare una ragazzina.
Piansi di nuovo a causa dell’enormità di quel che provavo; non poteva esserci nulla di più intenso dal quale venire rapiti. Un atto tanto soverchiante che impegnava ogni singola cellula: era piacere, era confusione, era dolore, più di tutto era pienezza.

Vincent è sicuramente la parte più attaccabile di tutta la storia, il capro espiatorio, colui che con il suo comportamento discutibile ha dato il via ad una catena distruttiva. Ma bisogna leggere questo personaggio con la mente aperta, calarsi nei meandri della sua anima oscura. Vincent è un tormentato lupo che non si è mai travestito da agnello, che avrebbe potuto agire diversamente, ma non sarebbe stato coerente con se stesso.


«Sono solo un misero patetico uomo fatto di carne e sangue che ha deciso di rubare il suo attimo di paradiso. Ma non creda che abbia davvero necessità di entrare in questo bagno, no, non sono fuori controllo. Non è l’impeto di un momento a rendermi mostruoso.»
«E allora cos’è?»
«Accettare d’esserlo. Intravedere una possibilità e decidere di coglierla gettando tutto il resto alle ortiche: lei non ha mai avuto una possibilità simile? Dover scegliere tra il rimpianto e il rimorso? Se non ha mai dovuto farlo si consideri fortunata, significa che non ha mai conosciuto il vero tormento.»


Io l'ho apprezzato, nonostante a volte mi abbia fatto storcere il naso, ma ci ho creduto fino alla fine ed ho avuto ragione. 
La storia di Giada, non è una storia per tutti i palati. Sconvolge per il crudo realismo con cui sono narrati gli eventi. Non vi è nessun intento da parte dell'autrice di indorare la pillola, di addolcire dei personaggi ruvidi e spigolosi. Anche nella risoluzione finale la caratterizzazione resta immutata, li si può amare odiare, condividerne o meno le scelte o le posizioni, ma la dura realtà della storia non cambia. 




Proprio questo amo di Anna Chillon, un' autrice coraggiosa, che ha l'ardire di osare e si assume il coraggio delle proprie scelte fino all'ultima pagina.
Ho sofferto tanto insieme a Giada e Vincent, leggendo di questa atipica educazione sentimentale, ma quando sono arrivata alla fine sapevo di aver fatto la scelta giusta, perchè quando una storia continua a ronzarti in testa e i personaggi ti rimangono sottopelle per giorni e giorni non puoi che ringraziare l'autrice per la sua arte.








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