giovedì 27 luglio 2017

RITORNO ALLA CASA DEI RICORDI, HELEN POLLARD. Recensione in anteprima.


TITOLO: Ritorno alla casa dei ricordi

AUTORE: Helen Pollard

SERIE: La serie dei ricordi perduti #2

EDITORE: Newton Compton

PUBBLICAZIONE: 27 luglio 2017

GENERE: Contemporary romance 

PAGINE: 379

PREZZO: € 2,99 ebook; € 9,90 cartaceo

L'amore a volte prende strade inaspettate

«Una piccola gemma. Un romanzo meraviglioso, con personaggi straordinari e una storia in cui immergersi completamente dimenticando tutto il resto.»
Cielo azzurro, un nuovo amore e un bicchiere di Bordeaux… Cosa si può chiedere di più? Emmy Jamieson ha deciso di lasciarsi la vecchia vita alle spalle e di trasferirsi a La Cour des Roses, una splendida pensione in mezzo a vigneti francesi, che sarà lei a gestire. La prima prova alla quale far fronte è l’arrivo dell’eccentrica famiglia Thomson, che ha prenotato una vacanza per festeggiare le nozze d’oro. Emmy si sente all’altezza della sfida, soprattutto perché può contare su Alain, il bel ragazzo dell’amministrazione, dagli occhi color caramello. Non ha però fatto i conti con l’ingombrante presenza di un blogger davvero insopportabile, che si aggira nudo per la pensione, né con il ritorno di Gloria, la moglie fedifraga del proprietario, che ha qualcosa da ridire sul nuovo ruolo di Emmy. Ma anche la situazione finanziaria e l’insospettabile Alain si rivelano ben presto diversi da quanto aveva immaginato... Possibile che il futuro da sogno che Emmy immaginava stia per crollare?
Torna la Serie dei ricordi perduti
Grande successo in Inghilterra
Un romanzo divertente e al tempo stesso toccante, che parla d’amicizia e d’amore


Libro strano. Se avessi dovuto leggerlo per conto mio, senza dover scrivere una recensione, non sono sicura che sarei andata oltre il venti percento. Non l’avrei abbandonato, questo no, perché non sono tipo da abbandonare una lettura, ma probabilmente l’avrei accantonato per qualche tempo. E sarebbe stato un errore. Perché man mano che si procede nell’intreccio e ci si addentra nella storia, questo romanzo svela i suoi pregi in modo sempre più evidente. Eppure, lo scotto di un inizio che definire in sordina è un eufemismo, lo paga eccome.
Quando leggo un romanzo, mi aspetto di trovare una trama che abbia un senso e, soprattutto, un punto di arrivo, un obiettivo. In pratica mi aspetto che vengano rispettati gli elementi classici di un testo narrativo, vale a dire una situazione iniziale o esposizione, la rottura dell’equilibrio iniziale tramite un esordio, l’evoluzione degli eventi descritti, la Spannung, ovvero il momento di massima tensione e, infine, la ricomposizione dell’equilibrio iniziale seguita dall’epilogo.
Se invece mi trovo di fronte a una cronaca di una giornata qualunque, spesa, certo, nella gestione avventurosa di una locanda francese immersa nel verde di una pittoresca cittadina, be’, un minimo di perplessità mi viene. Se poi, procedendo nella lettura, non vedo alcuna possibilità di sbocchi interessanti, se non quello di imparare un nuovo mestiere – quello di amministratore di una pensione con una spiccata attitudine al problem solving  – ecco che l’entusiasmo con cui affronto ogni nuovo romanzo si spegne del tutto.
Ed è un vero peccato.
Perché questo romanzo merita davvero. Merita pazienza, fiducia e perseveranza. Tra l’altro, il fatto che sia scritto molto bene, con una narrazione fluida e dialoghi brillanti, di certo aiuta.
Peccato davvero che l’inizio sia così scialbo, così lineare, così inconcludente. Certo, c’è la vicenda dell’uomo nudo, ma dopo quella, le emozioni si perdono.
Per fortuna, tuttavia, come dicevo, dopo qualche tempo si ritrovano. Da metà libro in poi, infatti, la storia si riprende, si colora, diventa interessante e coinvolgente. È un po’ come se tutta la prima parte fosse un preambolo. Un preambolo davvero un po’ troppo lungo, visto che per arrivare all’esordio, ovvero al punto di rottura dell’equilibrio iniziale si deve aspettare fino a metà libro. È allora che torna Gloria, la fantomatica fedifraga che nel primo capitolo di questa serie tradisce Rupert con il fidanzato di Emmy, gettando entrambi nella disperazione e causando problemi a non finire alla Cour des Roses.
Comunque sia… dimentichiamoci per un momento di questo limite e pensiamo al libro nel suo complesso: il mio giudizio non può che essere positivo. Quello che all’inizio mi sembrava un difetto, ovvero la descrizione fin troppo minuziosa della quotidianità dei personaggi, alla lunga diventa un aspetto positivo. Grazie a quelle descrizioni e a quelle pedisseque esposizioni di fatti, i personaggi ti entrano nella testa e, poco per volta, anche nel cuore. Vivendo al loro fianco, ti affezioni a loro, ti emozioni con loro e finisci per conoscerli davvero.
Chi è Emmy, la ragazza che ha rinunciato a tutto per inseguire il suo sogno?
Avevo lasciato la casa, il lavoro, gli amici e l’ex fidanzato traditore in Gran Bretagna per una nuova gloriosa esistenza nella valle della Loira.
Emmy è un’esperta di marketing, è intraprendente, sicura di sé, nonostante quello che ha passato per via di Nathan – che è scappato con un’altra donna senza voltarsi indietro – ha conservato uno spirito generoso e altruista e poi è una stacanovista di prim’ordine, che mette il lavoro davanti a tutto, non si lascia mai abbattere e affronta ogni difficoltà a testa alta, con spirito di iniziativa e grande fantasia. Seguendola passo dopo passo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, si finisce per conoscerla sempre più a fondo, per condividere le sue paure, le sue perplessità e la sua instancabile voglia di mettersi in gioco.
Davanti al caffè, sorrisi compiaciuta. Ospiti amabili. Cibo favoloso. Solo pochi giorni e mi sarei potuta gettare fra le braccia di Alain. Quella era una vita splendida, se io lo avessi permesso.

Oh, era quello l’aspetto che amavo della Cour des Roses e delle persone che la frequentavano. L’amicizia, per cui nessun problema era mai troppo grande. Le crisi che potevano essere superate con il gioco di squadra. La birra fredda e le risate chiassose. La vita poteva andare molto peggio.
Emmy è un personaggio di grande spessore che non si può far altro che amare.
Lo stesso vale per Rupert, il proprietario della Cour des Roses. Nel corso del primo romanzo della serie, il pover uomo si è visto abbandonare dalla moglie, che è scappata con uno dei suoi ospiti. In questo secondo capitolo, però, la situazione va perfino peggiorando, cosa che sembrava del tutto impensabile. E invece… non c’è mai limite al peggio, credetemi. Ciò che emerge nel corso della storia riguardo a Gloria ha dell’incredibile e Rupert è costretto suo malgrado a farci i conti. Eppure, nonostante la donna ritorni, cerchi di sedurlo, rimetta in discussione le sue certezze costruite a fatica e alla fine gli vomiti addosso tutto ciò che aveva combinato alle sue spalle dimostrando di non averlo mai amato né, soprattutto, rispettato, lui riesce a conservare uno spirito invidiabile. Rupert è il perfetto anfitrione, è un cuoco eccellente, ama le persone e ha la capacità di andare d’accordo con tutti, costruendo senza alcuno sforzo rapporti profondi e duraturi. Per Emmy è una sorta di padre, un confidente e soprattutto un amico.  
E poi c’è Alain, il bel commercialista, un uomo a cui non manca niente: è sicuro di sé, deciso, intraprendente, ha saldi principi e ha sempre la risposta pronta, che tra l’altro è sempre la risposta migliore. È simpatico, brillante, ispira sicurezza e fiducia e, oltre a ciò, sa anche essere dolce e premuroso.


Nonostante sia stato abbandonato dalla moglie, fuggita niente meno che col fratello di lui (devo dire che le mogli descritte in questo romanzo non ne escono poi così bene, non trovate?), nonostante abbia sofferto terribilmente quando i due si sono creati una famiglia sposandosi e mettendo al mondo due figli, lui è ancora disposto a mettersi in gioco, a lottare per amore e ad abbandonarsi ai sentimenti. Se poi aggiungiamo il fatto che ha un gran fisico e suona il sassofono in modo strepitoso, be’, che dire? È l’uomo perfetto, no?
Alain sorrise. E vedete, il problema era proprio quello. Quel sorriso. Avrei potuto fare qualsiasi cosa quando mi sorrideva in quel modo.
Già. Perfetto. Il punto sta proprio qui: la storia è interessante, le vicende riescono a emozionare e a coinvolgere, i personaggi sono adorabili, alla fine della lettura resta un buon ricordo, la sensazione di aver provato belle emozioni, la consapevolezza di aver conosciuto personalità notevoli a cui è stato facile affezionarsi, in pratica la ricetta sarebbe perfetta per un libro di primissimo ordine eppure… il tutto è troppo diluito, dispersivo, intervallato da troppe informazioni che fanno deviare dalla strada maestra finendo per annoiare in davvero troppe occasioni.






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