lunedì 3 luglio 2017

INCANCELLABILE, DORA L.ANNE. Blogtour.




TITOLO: Incancellabile

AUTORE: Dora L. Anne

EDITORE: Self-publishing

PUBBLICAZIONE: 04 luglio 2017 

GENERE: Contemporary romance 

PAGINE: 405

PREZZO: 1,99 € ebook

“Si può desiderare qualcuno e al tempo stesso temerne alla follia il tocco?”
Questo è ciò che succede a Blair, attrice di successo giovane e bella, all’apice della carriera.
La sua vita sotto i riflettori sembra scorrere su binari dorati, ma in realtà un episodio terribile l’ha segnata profondamente, talmente a fondo da non riuscire a relazionarsi con gli altri.
Dimenticare il passato sembra impossibile.
Perciò, messa alle strette, si lascia convincere a iniziare un percorso di terapia con Josh Anderson, affascinante psicologo che fin da subito le lascia una calda impronta sul cuore.
Fisico imponente e occhi di ghiaccio, resistergli è davvero un’impresa.
Lui, dal canto suo, ha in mente solo il lavoro e nient’altro, almeno prima di conoscere lei.
Un mese: questo è il lasso di tempo che Blair, oltremodo scettica, è disposta a concedergli.
Riuscirà a ritrovare se stessa?


LE AMBIENTAZIONI

La storia di Blair e Josh è ambientata nella magica New York, luogo d'ispirazione di molti autori. La sua atmosfera magica e variegata la rendono uno sfondo adatto a diverse tipologie di genere letterario. Blair, attrice di successo, vive sotto le sfavillanti luci dei riflettori che illuminano questa città, un percorso in ascesa, fino al giorno in cui qualcosa si spezza. E in quella città che l'ha vista brillare adesso dovrà trovare il coraggio per venire fuori dall'oscurità. Ma non sarà sola, perchè ad aiutarla ci sarà un affascinante psicologo.
L'autrice, per differenziarsi dai precedenti romance, 
più che descrivere luoghi particolari, si è lasciata trasportare dalle fascinose atmosfere newyorkesi.






PrologoBlair
Sbatto piano le palpebre, stordita dal pesante senso di vuoto che aleggia intorno.
Sono di nuovo sveglia.
L'odore di marcio, intanto, mi costringe a trattenere il respiro prima di abituarmi ancora al suo terribile sentore acre.
Vorrei piangere, ma ho il corpo talmente disidratato da non custodire più lacrime, almeno credo: mi sento quasi prossima alla morte, esausta, vittima di un cocente dolore che non accenna a svanire.
Non lo vedo da ieri.
Il mio carceriere sembra essersi improvvisamente dimenticato di avermi rapita e rinchiusa in questo dannato buco.
Sola, in catene. Senza nemmeno un oggetto appuntito per togliermi la vita nel caso estremo di dover giungere a tanto.
Ormai da ore non penso ad altro.
È questo ciò che voglio? Morire e basta?
"Mi eccita vederti tremare..."
Il ricordo di quella frase genera l'ennesimo rantolo di sconforto.
E tremo così tanto da temere d'impazzire.
Un grumo velenoso sale dritto in gola, poi si assesta lì, crudele, soffocando ogni misero barlume di fioca speranza.
No.
Devo resistere, essere forte.
Non so ancora come, ma troverò il modo di scappare. La febbre dei giorni scorsi me l'ha impedito, ero troppo debole, eppure al tempo stesso mi ha salvata dalle mani viscide di quell'uomo.
Lo stronzo ha provato a violentarmi prima che svenissi sotto i suoi occhi e sono certa che quando tornerà succederà ancora.
Batto i denti per un tempo che sembra infinito, tuttavia a provocare il forte tremito della mandibola non è solo il freddo pungente inchiodato fin dentro le ossa.
Devo fuggire via...
Posso farcela.
Devo farcela.
Tento per l'ennesima volta di capire dove mi trovo.
Non percepisco alcun rumore tranne il debole pulsare del cuore nel petto, tutto intorno a me è buio, troppo per supporre possibili scenari o stabilire approssimative localizzazioni.
Sembrerebbe la cantina di un'abitazione, ma potrebbe anche essere il sotterraneo di qualche vecchio magazzino in disuso.
Solo una sottile lama di luce filtra dalla piccola porta di ferro che mi separa dal resto del mondo.
Un muro invalicabile tra me e la tanto sospirata salvezza.
E poi sento il rumore dei suoi passi.
Agghiaccianti, grotteschi, in grado di farmi venire la pelle d'oca prima ancora di vederlo arrivare al mio cospetto.
Vorrei essere mille miglia altrove, invece sono bloccata in questo posto dimenticato da Dio.
Inerme.
Il cigolio della vecchia maniglia precede l'ingresso del solito carceriere incappucciato, facendomi rabbrividire all'istante di insana paura.
Entra e incede lentamente verso di me, vestito tutto di nero, poi chiede:
"Come sta la mia bambolina?"
Sudo freddo.
La voce è rauca, sgradevole, quasi gracchiante.
Sembra quella di uno sconosciuto, ma dato che ha sempre il volto coperto non riesco a dirlo con assoluta certezza.
Potrebbe anche non essere lo stesso uomo dell'ultima volta, potrebbe essere chiunque.
Potrebbe violentarmi da viva, uccidermi e poi rifarlo di nuovo, col mio cadavere a completa disposizione delle sue voglie.
Sono niente, polvere nelle sue mani, anzi.
Per certi versi è come se fossi già morta pur respirando ancora.
Soffoco un conato di vomito e non rispondo.
"Che c'è, hai perso la lingua? Devo controllare che tu l'abbia ancora?"
Sussulto, vittima di puro terrore all'idea che lo faccia davvero.
"No."
Un ghigno soddisfatto è la sua unica risposta.
"Perché sono qui?" Ho il coraggio di chiedere.
"Che domande, non è ovvio?"
"No." Ribatto con sdegno.
"Lo capirai."
Un altro brivido mi percorre la schiena e ho paura di chiedere ancora.
Perciò resto accovacciata sul pavimento intriso di urina, tengo lo sguardo basso, provo a cancellare dalla mente le immagini fin troppo tetre relative al possibile epilogo della mia prigionia.
E continuo a fremere in assoluto silenzio.
Lui intanto prosegue:
"Alzati, cambierai cella. Ti serve un bel letto."
Non faccio in tempo a ritrarmi che la sua mano mi afferra il gomito e toglie la catena, obbligandomi con poco garbo a seguirlo fuori.
Non ci credo, finalmente uscirò di qui.
Tutti i cinque sensi finora sopiti scattano veloci in allerta: è la mia occasione per fuggire, forse l'unica.
Ma come?
Mi guardo intorno alla disperata ricerca di un appiglio qualsiasi, mentre lo seguo a rilento lungo uno stretto corridoio poco illuminato.
Ho le gambe intorpidite, fatico persino a mantenere l'equilibrio, eppure tutto ciò a cui penso è trovare il modo di andar via senza farmi uccidere da quest'uomo.
Dopo qualche secondo sbuchiamo in una nuova stanza dove noto alcuni scaffali, libri, generi alimentari e attrezzi di vario genere ordinatamente disposti lungo una grande parete metallica piena di mensole.
Sembrano arnesi parecchio appuntiti, tanto da poter fracassare la testa di questo viscido bastardo, se solo riuscissi a raggiungerli...
"Non ci pensare neanche." Avverte minaccioso, poi tira fuori dalla tasca un piccolo coltello e me lo pianta rapido alla base del collo.
Ho la gola atrofizzata, non riesco nemmeno a urlare.
Fremo al contatto della lama gelida desiderando che si fermi oppure che lo faccia davvero, ma in fretta.
"Vuoi morire, piccola stupida?"
Vacillo.
Lo voglio?
Il respiro rallenta, quasi si ferma.
E prego.
Questa storia non la racconterò a nessuno.
Nessuno verrà a salvarmi.
Niente spettatori, niente sentiti commiati.
Sto per andarmene nel peggiore dei modi: sola, per mano di un pazzo e senza nemmeno sapere il perché.
Già immagino il fiume rosso di sangue imbrattare tutto il pavimento.
Il mio sangue.
"Fammi cambiare idea..."
Propone a un tratto stringendomi un seno.
Ecco, stavolta è finita davvero.
Il contatto con le sue dita sudicie mi riempie il cuore d'angoscia e la bocca di un fiotto amaro di bile.
"Toccati mentre ti accarezzo." Ordina brusco.
Tremo ancora, le ginocchia stanno per cedere, però eseguo ugualmente il comando temendo che a oppormi sarebbe peggio.
Le mie dita si fermano all'altezza del pube, ma lui incalza:
"Ficcale dentro."
Lo faccio, disgustata da me stessa.
Sempre meglio questo che il suo lurido arnese.
"E adesso godi per me. Poi, se sarai brava, riceverai un bel premio."
Vacillo a sentirlo, ipotizzando nauseata di cosa si tratti.
Lo vedo armeggiare con la zip dei pantaloni e tirarselo fuori per poi strusciarmelo impietoso in mezzo alle cosce.
Sono al limite.
"Ho preparato anche una videocamera, contenta? Gireremo insieme un bel film..." Sussurra piano al mio orecchio.
Terrorizzata da quella frase ingoio a stento un singhiozzo: l'orrore non vuole finire.
È una sensazione tremenda, tanto che un conato più violento degli altri mi scuote tutta mentre i miei succhi gastrici arrivano a inzuppargli la maglia scura.
Lui fa uno scatto veloce all'indietro e lascia cadere il coltello per terra, disgustato dall'improvvisa reazione di un corpo ormai allo stremo.
È il momento che tanto aspettavo.
Il mio momento.
Forse l'ultimo.
Mi chino a raccogliere l'arma meccanicamente, lesta come mai avrei creduto di poter essere in un frangente del genere.
Poi con violenza inaudita gli conficco la lama nel collo, a fondo, proprio all'altezza della carotide, beandomi dell'espressione interdetta e dei suoi lamenti agonizzanti sempre più soffocati, fino a spegnersi del tutto in un ultimo rantolo primitivo.
Sono libera.
L'aria mi riempie di colpo i polmoni mentre la vita scivola via dal corpo esangue del mio ex carceriere.
È un modo strano di godere, un'emozione genuina mai provata: lo osservo morire senza alcuna pietà, minuto dopo lentissimo minuto.
Non provo nemmeno un briciolo di compassione, anzi.
Credo sia il momento più bello di tutta la mia vita, a dir poco liberatorio.
E alla fine con un sorriso tremolante disegnato sulle labbra aride piombo svenuta sul pavimento, inghiottita dal nulla.


BOOKTRAILER



SEGUITE TUTTE LE TAPPE


Nessun commento:

Posta un commento