lunedì 26 giugno 2017

ABSENCE. IL GIOCO DEI QUATTRO, CHIARA PANZUTI. Recensione.


TITOLO: Absence. Il gioco dei quattro

AUTORE: Chiara Panzuti

SERIE: Absence #1

EDITORE: LainYa (Fazi Editore)


PAGINE: 382


PUBBLICAZIONE: 1 giugno 2017


GENERE: Young adult/Paranormal


PREZZO: € 6,99 ebook; € 15,00 cartaceo

Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri.

Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l’ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all’altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? 

La sua vita si trasforma in un incubo quando, all’improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c’è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento.
Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso e apparentemente folle, dove l’unico indizio che conta è nascosto all’interno di un biglietto: 0°13′07″S 78°30′35″W, le coordinate per tornare a vedere.
Insieme a Jared, Scott e Christabel – come lei scomparsi dal mondo – la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo.
Primo volume della trilogia di Absence, Il gioco dei quattro porta alla luce la battaglia interiore più difficile dei nostri giorni: definire chi siamo in una società troppo distratta per accorgersi degli individui che la compongono.
Cosa resterebbe della nostra esistenza, se il mondo non fosse più in grado di vederci?
Quanto saremmo disposti a lottare, per affermare la nostra identità?
Un libro intenso e profondo; una sfida moderna per ridefinire noi stessi. 

Una storia per essere visti. E per tornare a vedere.


Abbiamo così tante distrazioni nella vita. Abbiamo amici, lavoro, appuntamenti. Televisione, cellulari, computer. E video, immagini, impulsi sonori. Sei parte del tutto, sei parte… ci sei. Questo ti dicono, creando centinaia di cordoni ombelicali che ti fanno sentire presente, costantemente impegnato, senza spazio per i pensieri. E poi, in un lampo, sei solo. Nessuno conosce i tuoi problemi, nessuno ti conosce davvero, e vorresti strappare tutti quei bellissimi fiori. C’è così tanta differenza tra vedere e guardare. Così tanta differenza tra ascoltare e capire.
Mi sono innamorata di questo romanzo due volte. La prima ascoltando l’autrice parlarne. La seconda leggendolo. Absence. Il gioco dei quattro è un romanzo avvincente tanto quanto sorprendente, scritto da una penna matura e consapevole, che non ha smesso di stupirmi fino all’ultima pagina. L’ho divorato in meno di un giorno e quando finalmente ho avuto modo di entrare nella vita di Faith, Jared, Scott e Christabel mi è sembrato di conoscerli da sempre. Ho rivisto in loro le stesse persone di cui Chiara Panzuti ha raccontato nelle sue interviste, ho conosciuto la loro storia, sono entrata nelle loro vite.
I protagonisti sono quattro ragazzi con quattro vite diverse ma con un denominatore comune: un giorno, all’improvviso, e senza ragione alcuna, scompaiono. Semplicemente smettono di esistere. Le persone che gli sono vicine non li vedono e non li sentono più, non ricordano della loro esistenza. I loro profili social sono spariti dal web. I loro effetti personali sono spariti. È come se Faith, Jared, Scott e Christabel non fossero mai nati, mai esistiti.
Il romanzo si apre con quattro prologhi raccontati in prima persona dai quattro ragazzi. Ognuno racconta del momento in cui è diventato invisibile e ci mostra un po’ della sua vita.
Faith è una sedicenne come le altre, una girovaga continuamente alle prese con i traslochi. Nella sua giovane vita ha cambiato diverse città, Edimburgo, Inverness, Perth, seguendo sua madre e i continui tira e molla con il padre. Adesso sua madre è incinta di sette mesi, presto nascerà la sua sorellina, concepita in un riavvicinamento dei genitori. Proprio mentre sono alle prese con l’ennesimo trasloco, Faith diventa invisibile e smette di esistere. I suoi scatoloni non ci sono più, sua madre dice di essere sola ed è costretta, visto il suo stato, a chiedere aiuto agli operai.
Jared è alle prese con Tommy, suo fratello minore, che continua a invischiarsi in affari pericolosi. Si caccia sempre nei guai, e tocca a Jared correre a salvarlo. Nello specifico, stavolta, si è imbattuto nel bullo del quartiere che gli ha rivenduto delle sigarette. A soli dodici anni Tommy sta prendendo una brutta strada. Dopo un brutto litigio tra fratelli, Jared è diventato invisibile.
Scott, bicchiere alla mano, sta flirtando, cercando di conquistare due ragazze dalle gambe lunghissime, in un locale, quando puff, sparisce anche lui. Le ragazze cominciano a ignorarlo: quando lui chiede spiegazioni, loro non rispondono. Non dovevano bere qualcosa insieme? Perché ora fingono che lui non esista? L’invisibilità ha preso anche lui.
Christabel vive per il nuoto. L’acqua è la sua vita, bracciata dopo bracciata, respiro dopo respiro, non potrebbe vivere senza. È proprio grazie al contatto con l’acqua che riesce a sentirsi completa, come protetta da una corazza d’acciaio. È attraverso l’acqua che diventa qualcuno. E sarà proprio lì che smetterà di esistere anche lei.
Le personalità dei ragazzi sono chiare sin da questi primi capitoli introduttivi. Ci sono indizi sparsi nelle loro storie che consentono al lettore di farsi un’idea piuttosto chiara. Faith è una ragazza responsabile, con la testa sulle spalle, di quelle che rigano dritto e che non fanno mai una pazzia. Una ragazza su cui si può contare, razionale. Jared è un po’ come lei, responsabile, attento, premuroso, altruista. Si preoccupa per gli altri, cerca sempre di prendersi cura di loro, di proteggerli come farebbe una mamma chioccia. Scott è la personalità più eclettica ed ermetica del gruppo. È quello più difficile da inquadrare, almeno inizialmente. È sfacciato, ironico, ha sempre la battuta pronta. Quando c’è da rischiare non fa mai un passo indietro. Si tuffa di faccia nel pericolo senza nessuna esitazione. Un po’ incosciente, un po’ coraggioso, tanto impulsivo. Christabel è la più problematica: è introversa, ha problemi di fiducia e di socialità. Le costerà una fatica aprirsi e affidare la sua vita nelle mani dei tre ragazzi con cui condividerà l’avventura. Nonostante le prime difficoltà e reticenze, però, dimostrerà di essere una ragazza leale.
Vite diverse, background diversi, contesti familiari diversi, eppure qualcuno ha scelto per loro lo stesso destino, lo stesso viaggio. Si incontreranno e riconosceranno. Si vedranno. E comincerà la loro avventura insieme alla ricerca dell’identità.
Puoi mettere a tacere i ricordi, ma non il dolore.Quello torna, in un modo o nell’altro.
0°13’07’’S 78°30’35’’W le coordinate di partenza. Guidati da chissà chi o chissà cosa, nella speranza di riavere la vita che hanno perso. Forse per sempre. Forse no.
L’idea di partenza è assolutamente geniale, il messaggio, nascosto - ma neanche tanto – tra le pagine è profondo e porta il lettore a una riflessione sul nostro tempo e sulle nostre abitudini, sul nostro modo di stare al mondo e di rapportarci con l’altro. I quattro ragazzi, prima ancora di sparire nel vero senso della parola, avevano già provato sulla loro pelle una forma diversa di invisibilità. Ignorati dagli amici, non visti mai veramente per ciò che sono. Chi di noi non si è sentito almeno una volta nella vita invisibile? A me è successo, ma non avrei saputo esprimere ciò che ho provato come ha fatto Chiara, ragazza giovanissima che sa bene, per esperienza personale, cosa si prova. Per qualcuno l’invisibilità è un attimo, un momento, un periodo passeggero della vita; per altri è un susseguirsi di giorni, settimane, mesi. Per qualcuno, ancora, è un invito a mostrarsi, a cercare il proprio posto nel mondo, anche a costo di prenderselo con le unghie e con i denti; per qualcun altro è frustrante. Quel che è certo è che è successo a tutti. Ci siamo sentiti incompresi, non capiti, ignorati, giudicati forse in maniera superficiale, sulla base delle apparenze. Siamo stati messi all’angolo, nessuno ha fatto lo sforzo di venirci incontro e di guardarci dentro o, più semplicemente, di guardarci negli occhi. Perché in quel momento era più semplice così, costava troppa fatica andare a fondo, prestare attenzione all’altro, non fermarsi in superficie. Ci hanno guardati ma senza vedere. Ci hanno guardati e poi sono passati oltre.


La condizione di invisibilità porterà i protagonisti ad avvicinarsi sempre più, a fare gruppo per riuscire a scoprire la verità. Saranno sempre più uniti e avranno modo di riflettere sulle diverse forme di invisibilità di cui l’uomo può essere vittima.
Fu come se di punto in bianco entrambi avvertissimo il desiderio di vederci. Guardarci per l’esattezza, come a dire: “Ehi, aspetta un attimo. Io ci sono. Tu ci sei. Noi ci siamo”.
La scrittura di Chiara Panzuti mi ha affascinata e disarmata, e lo ha fatto con una semplicità unica. Azione e suspense non mancano, si alternano, si intrecciano, si sovrappongono, tenendo la curiosità del lettore sempre alta e stuzzicandola nei modi più disparati. A quello dell’invisibilità si affiancano temi altrettanto importanti: la famiglia, il rapporto con l’altro, il rapporto con se stessi. Una riflessione, quindi, a trecentosessanta gradi ma anche profondamente individuale. Durante il viaggio ai protagonisti verrà chiesto di mettersi in gioco, ma prima ancora di imparare a conoscere se stessi, di entrare in confidenza con l’immagine che ognuno ha di sé e con l’immagine che invece rimanda al mondo.


Absence è un romanzo moderno, diverso, geniale. La sensibilità dell’autrice è in ogni pagina, in ogni sfumatura dei suoi protagonisti, ma soprattutto in Faith, la voce narrante. Ho amato tantissimo questa riflessione sulla nostra società così attenta, mai banale. A suo modo Absence è una ricerca sociologica, uno specchio fedele del nostro tempo. È amaro, consapevole, profondo. Incredibilmente maturo.
E ora che per Faith è approdata a certe convinzioni, come proseguirà il viaggio? Riusciranno a riacquistare la loro identità e a ritornare nei loro panni? Non vedo l’ora di scoprirlo! Entro in modalità “in attesa spasmodica del seguito” fino a data da destinarsi.







#1, Absence. Il gioco dei quattro
#2, L'altro volto del cielo
#3, La memoria che resta

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