domenica 21 maggio 2017

UN MISTERO PER LADY JESSICA, LAURA ROCCA. Blogtour.

TITOLO: Un mistero per lady Jessica

AUTORE: Laura Rocca

EDITORE: Self-Publishing

PAGINE: 511

PUBBLICAZIONE: 11 maggio 2017

GENERE:  Romance storico

COSTO: € 2,99 digital
         


«I segreti, per una donna, sono come le spine per una rosa: più ce ne sono e più pungono.»
Inghilterra, 1840.
Lady Jessica Baker, figlia del conte di Kerrik, si annoia nel collegio in cui è stata relegata per apprendere le regole della buona società e prepararsi al debutto. Non riesce a sopportare le infinite lezioni sul comportamento da tenere durante i ricevimenti o sull’arte della conversazione. È certa di dover trascorrere altri interminabili mesi in quel lugubre luogo, ma inaspettatamente è richiamata a casa dalla madre.
Dalla lettera, vergata con l’inconfondibile tono gelido della contessa, apprende che la famiglia l’attende per l’incontro con il suo futuro marito e che le nozze sono già state programmate.
Lady Jessica, poco incline alle convenzioni e alla sottomissione, stranamente accetta di buon grado e si prepara al rientro.
La giovane fanciulla è certa di conoscere l’identità dello sposo: chi altri potrebbe essere se non il visconte di Crawford? Michael ‒ figlio dei loro vicini di tenuta e fratello maggiore di lady Abby, la sua migliore amica ‒ è il ragazzo con cui è cresciuta e che occupa il suo cuore fin da bambina.
Il lieto fine sembra assicurato ma lady Jessica, mentre conta i giri di ruota della carrozza che la sta conducendo verso casa, non sa che il destino ha ben altro in serbo per lei. Scoprirà molto presto che, per ottenere davvero il futuro da lei sognato, dovrà tirare fuori tutto l’ingegno e il carattere che gli anni di collegio hanno tentato di reprimere. Non potrà fidarsi di nessuno poiché i nemici si celeranno dietro i volti più impensati.




Il debutto in società

Il debutto in società era il momento più atteso dalle giovani signorine che vivevano in epoca vittoriana, voleva dire che per loro si sarebbero aperte le porte di feste e balli, ma soprattutto che erano pronte per trovare marito e abbandonare la casa di famiglia.
Un pensiero che farebbe inorridire ogni donna moderna è proprio questo: l’unico traguardo di una donna, il più ambito, era il matrimonio, subito seguito da quello di mettere al mondo dei figli. Questa era una tradizione ben radicata, basti pensare che affonda le sue radici nel medioevo quando le ragazze venivano presentate a corte per lo stesso identico motivo.
Per essere ufficialmente presentate al ton, nella loro nuova veste di debuttanti, le ragazze si recavano nella capitale durante la Stagione a primavera, partecipavano a balli, cene e ritrovi e prendevano il tè con gli adulti iniziando a parlare di argomenti che fino a poco prima non sarebbero stati loro consentiti.
Se la famiglia non era sufficientemente abbiente per partecipare alla stagione londinese, si ovviava recandosi in città più piccole e meno dispendiose.
Nella società di allora i rapporti tra i due sessi erano legati quasi esclusivamente al matrimonio, era dunque indispensabile che la ragazza, non appena fosse stata pronta, debuttasse, per iniziare a guardarsi intorno e non correre il rischio di rimanere zitella.

Quali erano obiettivi delle donne dell’epoca?


1. Sposarsi
2. Accedere a una famiglia di rango pari se non superiore al proprio
3. Solidificare il proprio status di moglie mettendo al mondo dei figli.
4. Dare dei figli maschi per garantire un erede.

A che età si debuttava?


Il debutto in società avveniva dopo un paio d’anni dall’ aver completato lo sviluppo fisico. Le signorine nei secoli passati arrivavano alla prima mestruazione in età più avanzata rispetto al giorno d’oggi. Mentre nel nostro secolo il menarca può arrivare tra i dieci e i sedici anni, in quell’epoca difficilmente capitava prima dei quattordici e si poteva arrivare anche a diciotto.
L’età per il debutto andava quindi dai diciassette ai ventitré anni, passata questa età senza aver trovato marito la malcapitata iniziava a venire considerata da tutti una zitella in erba e il suo declino sociale era irreversibile.
Le ragazze che avevano sorelle maggiori, purtroppo, potevano debuttare solo dopo che queste si fossero sposate. Questa regola veniva però trasgredita spesso, soprattutto se gli anni di differenza tra le sorelle erano pochi, altrimenti si sarebbe rischiato di condannarne una, o più d’una, a trasformarsi in una zitella senza scampo, visto che allora i fidanzamenti erano molto lunghi e soprattutto che non era dato certo trovare marito alla prima Stagione. (Vedi anche “Orgoglio e Pregiudizio” dove tutte le sorelle sono in società senza che nessuna sia sposata o anche solo fidanzata).
Ovviamente la famiglia doveva anche avere i mezzi per sostenere decentemente l’ingresso in società di più figlie, specialmente a Londra, altrimenti l’unica cosa che si rischiava di ottenere era solo una magra figura e il pubblico ludibrio.


Il Guardaroba


Il sogno, per chi poteva permetterselo, era il guardaroba nuovo. Le acerbe dame si recavano dalla modista con largo anticipo per farsi cucire gli abiti su misura e comprare le stoffe pregiate.
Si sceglievano le scarpe coordinate, si facevano realizzare i cappellini per ogni occasione, ornati di fiori e piume, borsette, ventagli, soprabiti, cappotti, guanti, miriadi di nastri e quanto altro fosse necessario a non sfigurare.
Le cameriere consegnavano solo pasti salutari alle loro giovani padrone perché mantenessero la linea che era fin troppo facile perdere con i banchetti luculliani delle case importanti e dei circoli di prestigio. Le ragazze si facevano belle acconciando i capelli in pettinature raffinate, ornate di perle e brillantini, fiori e nastri; con i ferri caldi ci si arricciavano le punte e si intrecciavano le ciocche, oppure si utilizzavano i diavolini.

Come avveniva il debutto?


Il modo più classico era partecipare a balli e ricevimenti.
La famiglie più nobili e benestanti portavano le proprie figlie a Londra per la Stagione mondana, anche se non tutti potevano permetterselo. La Stagione londinese era una vera e propria emorragia di denaro per le famiglie, bisognava affittare o possedere una casa a Londra, e anch’essa doveva essere dignitosa, procurarsi la servitù adeguata o portare la propria, soprattutto occorreva procurarsi un guardaroba prestigioso e all’ultima moda, come detto sopra. Inoltre bisognava avere agganci e conoscenze per garantire alla ragazze l’ingresso nei giusti salotti e feste, ad esempio i balli di Almack’s.
Non erano solo le innocenti debuttanti a recarsi a Londra per cercare marito, anche gli uomini facevano lo stesso. Essi si recavano ai suddetti ritrovi per trovare una lady di bell’aspetto che avesse: talento, buone maniere, che fosse proveniente da una buona famiglia portando nuovi agganci e soprattutto con una dote generosa, senza trascurare, ovviamente, la reputazione impeccabile.
Per le donne, Londra offriva una vastissima gamma di partiti tra cui scegliere: giovani scapoli, nobili, ricchi vedovi in cerca di una nuova moglie. Purtroppo per le innocenti fanciulle non vi erano solo loro, era alquanto facile trovare anche cacciatori di dote e libertini incalliti pronti a lanciarsi sulla nuova preda di turno per rovinarle definitivamente la reputazione o per farne la propria amante.



Come avveniva il corteggiamento?


Quando una ragazza riusciva a fare abboccare uno o più spasimanti, la famiglia si riuniva e iniziava a fare le proprie considerazioni sulla scelta del candidato ideale. Patrimonio, status sociale, possedimenti e reputazione erano i massimi canoni di giudizio.
Scelto quello più idoneo, questo veniva incoraggiato dalla giovane: accompagnati da uno chaperon i due innamorati potevano passeggiare brevemente per i Giardini Vauxhall, andare a teatro o partecipare ai balli.
Se il rapporto resisteva, (anche grazie agli accordi tra il giovane e la famiglia di lei), questo culminava in una proposta di matrimonio.
Vi erano rari casi in cui la ragazza portava avanti la relazione in segreto e solo alla fine, dopo il di lei consenso, lo spasimante poteva proporsi ai suoi genitori.
In questi casi, non sempre la proposta veniva accolta. Se la famiglia non accettava il giovane come futuro marito, i due non avevano molte scelte: o rinunciavano al loro amore oppure fuggivano nottetempo per sposarsi a Gretna Green, la prima città scozzese dopo il confine, dove ci si poteva sposare alla maggiore età scozzese: sedici anni.
Poiché in alcuni casi la relazione tra i due era una semplice infatuazione giovanile, i matrimoni rischiavano di finire presto o di portare a relazioni fredde tra i due coniugi. Purtroppo i rigidi canoni di quell’era spingevano moltissime fanciulle verso quell’infelice traguardo, ricevuto il divieto di frequentare il giovane prescelto non erano poche quelle che si facevano prendere dalla passione del momento e scappavano per sposarsi, il male minore era un rapporto freddo nel quale i tradimenti erano all’ordine del giorno, i peggiori invece erano i matrimoni contratti in fretta e furia con gli approfittatori che miravano solo ad estorcere una lauta somma alla famiglia dell’ingenua lady.








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