mercoledì 29 marzo 2017

TOUCH MY HEART, MICOL MANZO. Recensione.

TITOLO: Touch my heart

AUTORE: Micol Manzo

EDITORE: Self Publishing

PAGINE: 200

PUBBLICAZIONE: 11 febbraio 2017

GENERE: Contemporary Romance

PREZZO: € 0,99


La prima cosa che Aponi vede, quando riprende conoscenza in una capanna ai piedi del monte Bosavi, sono degli occhi neri come il cuore della foresta, cupi come lo è l’uomo cui appartengono: Obei, un individuo minaccioso coperto da tante cicatrici quanti sono i suoi muscoli guizzanti. Non ricorda perché si trovi tra i Kaluli, un popolo che non conosce, a eccezione della loro lingua. Un popolo propenso a invadere la sua sfera personale, mettendo a dura prova la sua paura di essere toccata da altre persone. Se da una parte i Kaluli si mostrano gentili e ospitali con lei, dall’altra Obei fa di tutto per renderle un incubo l’esperienza nella foresta. Ma Aponi non è disposta a sottostare al volere di quell’uomo autoritario che pare odiarla con tutto se stesso. Così, con il passare dei giorni, la contesa tra i due si fa sempre più ardente, trasformandosi in desiderio, un sentimento ancor più pericoloso dell’odio.

Una storia che mi ha fatto esclamare: "Wow!". 

Ebbene sì, sono stata rapita dalla narrazione e ho sognato a occhi aperti. Una sorta di Tarzan moderno, una cultura intrigante, una trama che avrei sicuramente completato e sviluppato di più ma che lascia di stucco. Un'atmosfera affascinante, avvolgente, misteriosa. Insomma un romanzo che ho comprato per caso e che mi ha lasciato senza parole. A volte lasciarsi trasportare dalle sensazioni è cosa buona e giusta!

Premetto che non so molto dei temi trattati dal punto di vista antropologico-culturale, però, da profana, posso dire che l'essenziale mi è ben chiaro. Insomma, non è questo il senso della lettura? Apprendere cose nuove, inventate o reali, viverle e appassionarsi. Ecco, io mi sono talmente appassionata e ora guardo gli uccelli - non pensate male, care ragazze - in modo diverso. Micole, sappi che è tutta colpa tua se mi sono trasformata nella brutta copia del poro Del Piero!


Siamo nella foresta della Nuova Guinea e Aponi, una giovane donna australiana, si trova lì per osservare ciò che i suoi genitori hanno sempre studiato, trascurandola. Popoli che vivono al di fuori della civiltà, immersi nella natura, vite all'insegna delle tradizioni selvagge, terre incontaminate, e defunti reincarnati in uccelli. Ma quello che doveva essere un viaggio di piacere e di scoperta, si trasforma in un'esperienza che le cambierà la vita. L'incontro con Obei, un uomo dirompente, la metterà a dura prova. I suoi comportamenti le appariranno privi di significato; la sua ritrosia e l'aggressività che le riserva la renderanno ancora più insicura e al contempo la sproneranno a non dargliela vinta. Le prove a cui Obei la sottoporrà saranno quasi crudeli, ma a tutto c'è una spiegazione, basta solo avere un po' di pazienza. Tra alti e bassi, cedimenti e premure, attacchi e ingiurie, leggerete di un braccio di ferro continuo e destabilizzante. Aponi riuscirà a resistere grazie alle premure della tribù e alla forza d'animo che troverà dentro se stessa. Scoprirà anche un lato della natura a lei sconosciuto: imparerà a capirla, amarla e rispettarla senza riserve.
Ma perchè Obei odia Aponi così tanto?
Di quale colpa si è macchiata?


Sono rimasta semplicemente estasiata da questa storia. All'inizio ho avuto qualche attimo di titubanza, mi sentivo quasi fuori luogo, estranea al mondo di Aponi e soprattutto a quello di Obei. Ma è stato solo un attimo. Mi sono tuffata a capofitto nella lettura, ho rotto gli indugi e ho assaporato ogni scena, ogni immagine, ogni suono. La potenza narrativa di questa storia risiede proprio nel contesto, nella ricerca di un ambientazione diversa, sopra le righe, eppure così naturale. Leggere diventa quasi un sogno ad occhi aperti, un'oasi, un'avventura bellissima e sorprendente. Tutto questo è condito da dettagli sensoriali che arricchiscono la narrazione, la rendono viva, vera, palpabile, udibile.
I personaggi sono ben caratterizzati: debolezze, pregi e paure sono mostrate al lettore senza riserve, con una semplicità disarmante. Il mistero pervade tutta la lettura, fino alla fine cercherete di capire cosa sia davvero successo e perchè. Aponi subirà una trasformazione incredibile, sarà ammaliata dall'esperienza vissuta, dalle conoscenze apprese, dalla natura stessa. Da fragile agnellino, diventerà una leonessa e tirerà fuori il suo vero io, la sua vera essenza. Obei dovrà affrontare una difficile prova: dovrà smettere di odiare e dovrà lasciare spazio all'amore, dovrà decidere quale sentimento vale la pena vivere e quale sacrificare. L'autrice ha dato vita a due protagonisti eccezionali, e a un coro ben amalgamato, presente, che non si può definire secondario. I protagonisti e la tribù si intersecano in modo egregio: gli uni non potrebbero esistere senza l'altra, e viceversa. Si completano, semplicemente si completano.
La componente romance e quella sensuale vanno a braccetto con l'ambientazione, non tradiscono un'atmosfera densa, ricca di pathos, viscerale, ma la delineano ancora di più. C'è un vero e proprio climax, un crescendo di emozioni, sensazioni e sfioramenti, che non deviano dal tema portante, dalla contestualizzazione scelta. E allora non ci sono vie di mezzo, c'è solo istinto, coinvolgimento pieno e ridondante. Poi, forse, col tempo arriverà la riflessione, la comprensione più profonda di un legame creatosi in modo del tutto spontaneo, un legame che ha attecchito dove sembrava impossibile.


Sicuramente avrei preferito qualche scena in più, qualche pensiero relativo alla nascita di questo sentimento, qualche dettaglio che facesse comprendere questo rapporto viscerale che si instaura tra i due protagonisti, il passaggio tra odio e amore. Ma credo che in fin dei conti tutto questo non sarebbe stato in linea con il tipo di narrazione scelta dall'autrice. Allora, a posteriori, opterei per qualche scontro aggiuntivo, qualche altra prova, qualche colpo di testa, qualche battibecco in più. Perchè? Perché è proprio nei momenti peggiori che i due protagonisti toccano il fondo, è in quelle scene che la dialettica può svelare qualche dettagli sulla loro personalità, sulla loro percezione, sulla loro emotività. È in quei momento che la vera indole fuoriesce, rompe le catene e si riversa sul lettore. In fin dei conti questo romanzo, secondo me, non è d'amore, non è di sopravvivenza, non è d'avventura. Questo è una storia di crescita, è una storia che riguarda soprattutto Aponi, ci rende spettatori della sua trasformazione, del suo percorso di conoscenza di se stessa, dei propri limiti e delle proprie virtù. Una strada tortuosa che porterà la protagonista a capirsi meglio, a maturare, a decidere chi essere e come essere.
Una storia altamente consigliata. A tutti.
No perditempo e tradizionalisti.











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