lunedì 6 marzo 2017

RIBELLE, CRISTINA ZAVATTIERI. Recensione.


TITOLO: Ribelle

AUTORE: Cristina Zavattieri

EDITORE: Delrai Edizioni

GENERE: Romanzo storico

PAGINE: 347

PUBBLICAZIONE: 17 novembre 2016 

PREZZO: € 2,99 ebook; € 9,90 edizione economica cartaceo (disponibile su Amazon); € 16,50 edizione deluxe cartaceo (disponibile in libreria e su store online)
Napoli, 1795.
Un ribelle e un’anticonformista. Federico Dalla Croce è un uomo dal carattere impossibile e dalla sensuale bellezza. Figlio illegittimo del re di Napoli, non crede ai suoi occhi quando Bianca di Albano lo infilza con una freccia per rimetterlo al proprio posto. Come osa sfidarlo? Dal canto suo, Bianca non ha mai conosciuto un nobiluomo tanto arrogante, capace con un solo sguardo di irritarla. Attraente, ma privo di ogni morale. Lei sa che non potrà mai appartenergli.
Tuttavia la passione esplode e i due si ritroveranno ad affrontare un matrimonio di convenienza. La lotta ha inizio: la tentazione di cedere è forte, ma l’orgoglio di più. Sembra quasi che l’amore non sia sufficiente ad appianare le divergenze delle anime ribelli.
Un romanzo dove la tensione erotica riesce a trasportare il lettore nella storia per fargli vivere il fuoco di un’emozione totalizzante, che lo lascerà senza fiato.




Ci troviamo sul finire del settecento, all'epoca l'Italia era sotto la monarchia di Ferdinando e Napoli era la capitale. Quel Re non era esattamente un uomo apprezzabile, troppo abietto, e decisamente troppo frivolo per la carica che rivestiva. Nonostante fosse sposato, non rinunciò ai piaceri della carne, lasciandosi spesso richiamare dalle gonne del suo regno. Le donne si gettavano ai suoi piedi, e nonostante non fosse questa gran bellezza, la sua nobiltà sopperiva alla sua veemenza.



Ma, ahimè, lo scotto da pagare per questo suo comportamento, presto bussò alla sua porta, sotto forma di una donna con un bimbo tra le mani, frignante e bisognoso di cure e attenzioni. Quella donna, troppo giovane e senza arte ne parte, scelse di lasciare la sua creature a colui che avrebbe dovuto essere il padre, il Re. Costui, più che conscio del fatto che non avrebbe mai potuto portare disonore al titolo e alla moglie, fece crescere il bambino a un amico, un barone altrettanto giovane, non sposato, ma sicuramente un uomo per cui nutriva un assoluto rispetto.
Quel barone, tra mille perplessità e insieme all'aiuto della sua governante, crebbe il fanciullo come se fosse figlio suo, ma non senza problemi. Il ragazzo, crescendo, si rivelò un vero e proprio ribelle, sempre pronto a mettersi nei guai, additato come un attacca brighe senza vergogna. Il suo nome era Federico, e nonostante il carattere guerrigliero, fu anche un ragazzo buono e disposto a spogliarsi delle sue vesti per aiutare il prossimo.
Il Re, nonostante apparve disinteressato a quel figlio illegittimo, seguì passo passo la sua crescita e non mancò mai di soddisfarne ogni necessità. In quel giovane rivedeva se stesso: un ragazzo amante della vita, delle risse, ma soprattutto amante delle donne.


Il giovane Federico è un uomo indisponente, sempre pronto alla lotta, rispettato nei bassifondi e dalla gente di malaffare, ma un po' meno dall'aristocrazia. Conosciuto come un uomo indomito, indisciplinato e ingovernabile è mal visto da molti, con enorme disappunto dell'uomo che lo ha cresciuto come un figlio, ben conoscendo le sue vere origini. Federico scopre solo in età adulta chi era il suo vero padre, ma non vuole saperne di quell'uomo che lo ha abbandonato. Nutre un rispetto forzato verso il Re, davanti al suo cospetto si sente sempre infastidito e oltraggiato.
Per Federico le donne sono solo un trastullo con cui giacere e spesso un enorme fastidio da scansare. La sua bellezza è evidente e le donne, nonostante i modi poco riguardosi, cadono ai suoi piedi e se ne innamorano. Federico deride quel sentimento e non si capacita del motivo che conduce un uomo ad amare una donna, oltre alle sue grazie.

Che cosa spingeva queste donzelle a credere che avrebbero ottenuto amore?
Non che lui non credesse in tale sentimento, ma non erano da amare - non per lui, almeno - e rappresentavano puro divertimento.
Solo e soltanto sesso che non avrebbe mai accostato a parole come fedeltà, fiducia e rispetto.

Tutto questo cambia quando sulla sua strada incontra - o meglio, si scontra con - Bianca.
Figlia di un generale delle forze armate; Bianca è una donna al di fuori dagli schemi di quel tempo. Oltre a essere di una bellezza mozzafiato, è indipendente e faziosa. Il loro primo incontro finisce con una freccia scagliata dalla donna nella gamba di Federico.
Immaginate due caratteri così fumantini e roventi insieme. Scintille e scontri continui, lotte e litigi giornalieri. Ma questo non fa che fomentare la sete di conquista di Federico, che si ripromette di fare sua la donna con le buone - cosa alquanto improbabile - o con le cattive.

Aveva bisogno di vederla.
Voleva immergersi nel blu profondo del suo sguardo, voleva ammirare quel viso bello come quello di una dea e desiderava maledettamente, irrimediabilmente, morire in lei. Sentiva la necessità spasmodica di farla sua.
<...>
Nel muoversi contro di lei, Federico si avvicinò al suo orecchio, sussurrandole una frase roca, per bianca devastante. "Vorrei spogliarvi, nuda, su questo letto. Lo immaginerete per me, mia signora? Il mio corpo sul vostro, dentro il vostro.
lo so bene che voi donne avete quegli aggeggi forati che ci impediscono di guardarvi e adorarvi come meritate, ma io farei l'amore con voi senza vestiti, fare l'amore col vostro bellissimo corpo, la mia bocca ci accarezzerebbe tutta, dai seni alle cosce. tra le vostre gambe, impazzirei con la mia lingua.
Riuscite a vederci insieme?
Buona notte, labbra avvelenate".

Vi giuro che dalla prima all'ultima pagina ho nutrito un profondo odio verso questa donna!
Federico non è di certo uno stinco di santo ma, per la miseria, Bianca è una donna da strozzare in ogni maledettissimo momento: indisponente, sempre pronta alla lotta e al litigio. Piuttosto che ammettere i propri sentimenti verso quell'uomo, si farebbe uccidere.
Mi sarei strappata i capelli se non ci avessi tenuto così tanto!
Nonostante non ami particolarmente i romanzi storici, posso dire di aver apprezzato molto Ribelle. La lettura è scorrevole e piacevole, è ben scritto e decisamente dettagliato nei particolari storici dell'epoca. Cristina Zavattieri è un' autrice davvero valida.
Se avete voglia di farvi po' di sangue amaro - in senso buono - insieme alla Rossella O'Hara de no' altri... allora ve lo consiglio appassionatamente.













L'autrice




Cristina Zavettieri è nata nell'estremo sud della bella Calabria ventotto anni fa. Ama tutto ciò che la ispira e la fa sentire viva: l’arte in generale, il disegno, la lettura e la scrittura. L’animo sognatore e sensibile le ha permesso di non abbandonare mai la creatività e di rimanere a contatto con la natura amandone ogni aspetto. Adora la buona musica che le permette di immergersi nel suo mondo fatto di tantissime sfumature colorate. Ribelle è il suo romanzo d’esordio per la Delrai Edizioni, ma non la prima opera in cui si è cimentata e con cui si è fatta conoscere nel web. Il futuro per Cristina? Tanti nuovi romanzi per i suoi lettori e, ovviamente, un nuovo colore per la sua vita. 

1 commento:

  1. Meravigliosa!! Grazie di cuore... Sono felice che Ribelle abbia fatto una buona impressione e hai riservato a Cristina davvero belle parole. Ne sono molto molto felice.

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