martedì 10 gennaio 2017

LONTANO DA TE, TESS SHARP. Blogtour, tappa presentazione e prologo.

PARTE OGGI IL BLOGTOUR LEGATO A UN THRILLER AVVINCENTE E INTENSO, LONTANO DA TE DI TESS SHARPE, EDITO FABBRI EDITORI. CHI AVRÀ UCCISO MINA? ECCO A VOI LA PRESENTAZIONE.





TITOLO: Lontano da te

AUTORE: Tess Sharpe

EDITORE: Fabbri editori

PAGINE: 350

PUBBLICAZIONE: 12 gennaio 2017

GENERE: Thriller

PREZZO: € 6,99 ebook - 16,00 cartaceo



“Non comincia qui. Sarebbe quasi banale: due ragazze terrorizzate nel bel mezzo del nulla, gli occhi sgranati rivolti alla pistola nelle sue mani. Ma non comincia qui. Comincia la prima volta che ho rischiato di morire.”
Sophie ha solo diciassette anni quando la sua inseparabile amica Mina viene uccisa proprio davanti a lei. E a peggiorare la situazione ci si mettono i genitori, la polizia, gli amici. A causa del suo passato di dipendenza, sono tutti convinti che abbia trascinato Mina in un bosco, a notte fonda, solo per uno scambio di droga poi finito male. Ma la verità è tutt’altra.
A Sophie non resta allora che iniziare una solitaria caccia al killer che, però, rischia di diventare pericolosa. E di portare a galla il grande segreto che le due ragazze condividevano: un segreto bello e fragile come una bolla di sapone attraversata da un raggio di sole...
Un libro splendido, che mescola atmosfere thriller a emozioni intense e momenti struggenti, con un finale straziante e commovente fino alle lacrime.
Una ragazza dal passato difficile, un avvenimento terribile come l'omicidio della propria migliore amica, ritrovarsi sola senza il sostegno di nessuno. 
Pregiudizi e voglia di scoprire verità nascoste che porteranno a galla segreti pericolosi. 
Lontano da te è un Thriller d'esordio costruito mescolando atmosfere squisitamente suspense con elementi che toccano le nostre emozioni più viscerali. 
Per incuriosirvi vi lascio il prologo.


PROLOGO


Non comincia qui.
Sarebbe quasi banale: due ragazze terrorizzate nel bel mezzo del nulla, rannicchiate l’una contro l’altra, gli occhi sgranati rivolti alla pistola nelle sue mani.
Ma non comincia qui.
Comincia la prima volta che ho rischiato di morire.
La prima volta ho quattordici anni e Trev ci sta accompagnando a casa, dalla piscina. Mina ha il finestrino abbassato, le mani si muovono a ritmo con la musica, gli anelli scintillanti nella luce del tardo pomeriggio. Superiamo recinzioni di filo spinato e ranch abbandonati, e le montagne si stagliano sullo sfondo. Cantiamo insieme sui sedili posteriori, e Trev ride delle mie stecche. Succede tutto in un attimo: metallo che stride sul metallo, vetro dappertutto. Non ho la cintura e vengo sbalzata in avanti, mentre le urla di Mina sovrastano la musica.
Poi tutto diventa nero.
La seconda volta ho diciassette anni e sono un po’ arrabbiata con Mina. Siamo già in ritardo, e lei sta uscendo dalla statale per imboccare Burnt Oak Road. 10
«Solo una piccola deviazione. Faccio presto, te lo giuro.»
«Okay» dico, cedendo subito. Come sempre.
Ed è un errore.
La prima volta mi sveglio in una camera d’ospedale, attaccata a una flebo e a un monitor che continua a bippare.
Ci sono tubicini ovunque. Afferro quello che ho in gola, colta dal panico, ma qualcuno mi tira via la mano. Ci metto un secondo a riconoscere Mina accanto a me, a incontrare i suoi
occhi grigi, a concentrarmi sulle sue parole.
«Andrà tutto bene» promette.
Smetto di lottare e mi fido.
Solo più tardi scoprirò che sta mentendo.
La seconda volta ricordo tutto. Il fascio di luce degli abbaglianti.
Gli occhi del killer che scintillano attraverso il passamontagna.
Il suo dito sicuro sul grilletto. La mano di Mina che afferra la mia, le sue unghie che affondano nella mia pelle.
Dopo, facendo scorrere le dita su quelle mezzelune sanguinanti, capirò che sono tutto quello che mi resta di lei. La prima volta passo settimane in ospedale. I dottori mi rimettono insieme pezzo per pezzo. Le cicatrici si arrampicano su per la mia gamba come un serpente, si avvolgono intorno al ginocchio, lungo il torace. Cicatrici di guerra, le chiama Mina. «Sono brutali.»
Le mani le tremano mentre mi aiuta a chiudere la felpa. La seconda volta, niente ospedale. Niente ferite. Solo sangue. Ce n’è dappertutto. Cerco di tamponarlo premendole forte il petto, ma il mio giubbotto è già fradicio.
«Va tutto bene» continuo a ripeterle. Lei mi fissa con occhi umidi, sconvolti. Fatica a respirare, il suo corpo è scosso dai brividi sotto le mie mani.
«Sophie…» sibila. Solleva il braccio verso di me. «Soph…»
È l’ultima cosa che dice.



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