martedì 24 gennaio 2017

LA MIA RIVINCITA, ARIANNA GALLO. Recensione.




TITOLO: La mia rivincita

AUTORE: Arianna Gallo

EDITORE: Gilgamesh Edizioni

PUBBLICAZIONE: 16 dicembre 2016 

GENERE: Contemporary Romance

PREZZO: 1,99
Nessuno dovrebbe perdere le persone a cui tiene di più. Dopo non si è più gli stessi.
È quanto accade a Paolo, un giovane ragazzo che durante quella che dovrebbe essere per lui l’età più bella, si ritrova ad affrontare una grande perdita. Da quel giorno la sua vita cambierà radicalmente, tanto da lasciare i suoi genitori e andare a vivere da solo, per cercare di dimenticare.
Ma, a volte, scappare non serve, perché lo spettro del ricordo ti può seguire ovunque.
Dopo alcuni anni Paolo ritorna a casa, ma solo per essere al fianco del fratello il giorno del suo matrimonio. Ed è proprio durante questa permanenza che i suoi occhi si specchiano in quelli di Cristina, una ragazza capace di trasmettere allegria da un semplice sorriso; un sorriso dietro al quale anche lei, tuttavia, nasconde un cuore deluso da quello che credeva l’amore della sua vita.
I destini dei due così si incroceranno, ed entrambi capiranno che quando il mondo intero cade a pezzi, quando non c'è nessuna luce a rompere il buio, basta solo un attimo per ritrovare la forza e la speranza, l’istante in cui riesci a perderti in uno sguardo, capace di farti scorgere da subito quell’amore che riuscirà a sostenerti in ogni momento. Proprio come le stelle sostengono la luna.
Da quell'attimo in poi, avrai la certezza di non essere più solo.

La mia rivincita, un romanzo che parla d'amore e lo mostra per ciò che è: un'altalena di emozioni e di scelte, a volte sbagliate... Paolo aveva trovato l'amore della sua vita, ma il destino ha deciso per loro: la sua Chiara, dagli occhi colore del cielo, non c'è più. La sua vita da quel giorno non ha più senso, è un uomo privo di stimoli, non sogna più, non spera più, non crede più. Quando, però, incontra Cristina, qualcosa lo attira e dopo tanto tempo inizia a riscoprire la bellezza, la spensieratezza e la gioia che la vita può riservare. Ma è giusto lasciarsi andare e riscoprire emozioni sopite? Il ricordo di Chiara è una presenza costante e ingombrante che peserà, e non poco. Cristina si sentirà a tratti schiacciata dal fantasma dell'altra donna, si sentirà inappropriata e fuori posto, ma non può fare a meno di lui: vuole viversi Paolo. Il loro cammino sarà ricco d'insidie e difficoltà: riusciranno a proseguire mano nella mano o il destino avrà la meglio? 



Questo romanzo non è una semplice storia d'amore: è una genesi di sconfitte e fallimenti, di incertezze e paure, di dolore e sofferenza, di gioia e passione, di rinascita e armonia. Un romanzo che parla d'amore e lo mostra così com'è nella realtà: non tutto sarà rose e fiori, non tutto andrà per il verso giusto e non tutto sarà razionalmente comprensibile. È la vita! 
I personaggi sono ben caratterizzati, ma appaiono a tratti adolescenziali/fanciulleschi e talvolta l'equilibrio tra tematiche di spessore e contestualizzazioni psicologiche è manchevole. Alcuni passaggi sono melensi - e si sa, io sono romantica come un maialino da compagnia - ma nell'economia della storia non stonano eccessivamente. Le scene migliori, a mio avviso, sono quelle che concretizzano e mostrano lo struggimento, la paura, la solitudine e la disperazione di Paolo e Chiara. Entrambi, a intermittenza, attraverseranno momenti riflessivi, sono corrosi dai dubbi e percorrono il difficile cammino della vita: lui riscoprirà la gioia e la bellezza del presente, lei conoscerà e scoprirà le due facce dell'amore (felicità e dolore). Questi sono i momenti che ho preferito: quelli ricchi di contraddizioni, quelli bordeline, quelli struggenti, quelli vividi e realistici. 
Una menzione speciale al finale (e ho fatto anche la rima!). L'autrice è riuscita a spiazzarmi, ha deviato l'attenzione e... sbam: ha scritto qualcosa di non convenzionale che mi ha emozionata ancor di più. Lo svolgersi degli eventi poteva prestarsi a mille interpretazioni diverse, ma quella scelta da Arianna - e l'intensità con cui l'ha resa - è sicuramente la mia preferita, la meno scontata, è quella che avrei scelto anche io, è quella che a fine lettura mi ha fatto chiudere il Kindle esclamando: "Finalmente!". 



Ricopio le stesse avvertenze presenti nella recensione di La mia gara con te di Sonia Gimor e di Per sempre tu di Veronica Scalmazzi, perché le problematiche riscontrare sono simili.
Ed eccoci arrivati al tasto dolente, quello che per coerenza devo assolutamente toccare. Premetto che non è una critica all'autrice perché conosco i punti deboli, formali e contenutistici, dei lavori di Veronica: la seguo ormai da tempo e conosco alla perfezione il suo modo di scrivere e le sue storie. Questo romanzo contiene innumerevoli sviste e usi poco consoni dei segni interpuntivi, dettagli che mi hanno fatto storcere il naso perché da un testo edito da una casa editrice mi aspetto di più, molto di più. Ovviamente tutto ciò non è da imputare all'autrice perché non si tratta di una versione self e riguarda per lo più la normazione (norme editoriali dettate e imposte da una casa editrice per rendere i testi omogenei).
Attenzione ai VOCATIVI e ai DISCORSI DIRETTI, please
Io dico NO alla MINUSCOLA dopo il PUNTO FERMO! 
A onor del vero, rispetto a Tra le nubi del mio cuore, lo stile dell'autrice è più fluido, più scorrevole e più preciso. Ci sono alcune scene che dovrebbero essere approfondite e rese in modo ancor più dettagliato - dal punto di vista sensoriale, emozionale e strutturale - ma il salto di qualità rispetto all'avventura self precedente è visibile. 
La strada è quella giusta, Arianna. Continua così! 


CONTENUTO


FORMA


Non classificabile



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